31 Ottobre 2007
L'ufficio non era mai stato veramente in ordine.
David era convinto che rimettere le cose a loro posto non servisse a ritrovarle
prima, erano solo stupide menzogne messe in giro da gente ordinata che voleva
incasellare il resto della popolazione mondiale, asservendola alle proprie restrittive
regole. Quella mattina, però, la sede della Paranormal Parisienne passava
anche i limiti sconclusionati di un casinista come David.
Dal momento che mancavano solo poche ore ad Haloween, Noël aveva pensato
bene di ricoprire ogni superficie disponibile con zucche, festoni arancioni
e quintali di ragnatele che ricoprivano tutto molto più realisticamente
di quanto non facessero quelle vere. David sospirò, scostando il finto
cadavere di una donna appesa al soffitto e si avvicinò al ragazzino che
inginocchiato in terra, stava dipingendo un qualche striscione di un metro e
mezzo.
"Ehm, Noël?" Lo chiamò, cercando di superare la musica
infernale che proveniva dallo stereo. Il moro non si voltò nemmeno. Intinse
nuovamente il pennello nel rosso carminio e aumentò le strisciate di
sangue che già componevano il suo disegno. David non poté fare
a meno di fermarsi a fissarlo per qualche istante, con i capelli tirati indietro
dalla fascia che teneva in casa e i due codini che gli spuntavano appena dietro
le orecchie. Notò che si era messo su dei vestiti vecchi di anni. I pantaloni
erano un paio di suoi vecchi jeans che avevano già usato per ridipingere
il salotto quattro mesi prima - e le persistenti macchie arancioni erano ancora
lì a provarlo -, in quanto alla maglietta: David era certo che non ci
fosse niente di meglio al mondo che Noël quando aveva addosso una felpa
di due taglie sopra. Si accasciò accanto a lui. "NOËL?"
Chiamò più forte.
Il ragazzo si voltò di scatto e poi sorrise, chinandosi in avanti a baciarlo.
David rimase quei due o tre secondi inebetito, come ogni volta che Noël
lo baciava, quindi lo attirò a se mettendogli una mano sulla nuca. Noël
ridacchiò, quindi si ritrasse leccandosi le labbra. "Non ti ho sentito
arrivare," sorrise.
"Come avresti potuto?" Lo prese in giro l'uomo, lanciando un'occhiata
allo stereo. "Ne hai per molto?"
Noël scosse la testa. "Devo finire questo, poi vado a prepararmi."
L'espressione interrogativa di David fu così palese che sarebbe stato
impossibile interpretarla diversamente. Era vero che Noël non poteva leggergli
nella testa, ma era altrettanto vero che quello che non gli passava per il cervello
gli passava sul viso. "Per la festa."
"Quale festa?"
Noël sospirò, quindi spense lo stereo con il telecomando. "Ricordi?
A casa di Mathis."
David aveva uno strano modo di reagire di fronte a notizie di questa natura.
Lui si sentiva estremamente responsabile per Noël, ma sapeva di non essere
suo padre. Per cui, se da una parte si preoccupava per ogni minima cosa, dall'altra
doveva fingere che Noël potesse fare esattamente tutto ciò che voleva,
dal momento che lui era il suo ragazzo e non un genitore. Solo che poi finiva
per andare nel panico. "Chi è questo Mathis?"
Noël sorrise perché sapeva esattamente cosa passasse per la testa
di David in quel momento e i suoi poteri non c'entravano niente. David stava
mentalmente vagliando il suo archivio mentale di foto e nomi alla ricerca di
questo Mathis. Conosceva tutti i suoi amici e, se non erano nella lista, cominciava
a fare storie come se avesse avuto paura che lo rapissero o cose simili. "Non
lo conosco," decretò alla fine. Noël si immaginò la
scritta FILE NOT FOUND che lampeggiava in rosso sullo schermo mentale di David.
Il moro si alzò da terra e infilò il pennello nel barattolo di
vernice. "Lo hai visto la settimana scorsa," cercò di aiutarlo.
"Sedici anni, le meches rosso fragola, alto più o meno così."
David ci pensò su, ma non gli suonava nessun campanello.
"Siamo passati da casa perchè dovevo recuperare l'ipod," tentò
ancora Noël.
"Aspetta, intendi quel biondino che pesava due chili?" Esclamò
David all'improvviso, ricordando un quarto d'ora allucinante in cui si era visto
entrare in ufficio Noël con appresso un altro elfo efebico quasi uguale
a lui, con due occhioni da cerbiatto che lo aveva salutato agitando le dita
della mano destra timidamente. A David si era fermato il cuore, e anche un po'
la salivazione.
"Esatto! Dà una festa per Halloween stasera e mi ha invitato,"
Noël gli gettò le braccia al collo e lo baciò dolcemente.
"Te l'avevo anche detto ma non ti ricordi le cose. Stai invecchiando."
David lo guardò storto. "Dov'è la festa? Chi ci sarà?"
Chiese.
Noël ridacchiò contro la sua guancia e ci lasciò sopra una
serie di piccoli baci mentre tirava fuori un volantino colorato dalla tasca
posteriore dei pantaloni e glielo mostrava. Mentre Noël gli mordicchiava
il lobo dell'orecchio, David osservò il pezzo di carta dove un tenero
pipistrello rotondo lo informava del luogo e dell'ora della festa. "Shatha
viene. E anche Chrétien. Siamo a casa di Mathis, niente di speciale. Solo
una festicciola. Qualche costume, un po' di stuzzichini e-"
"Alcolici suppongo."
Noël sospirò. "Mentirei se ti dicessi di no." Poi fece
gli occhioni. "Vero che posso andare?"
David sospirò. Non aveva veramente il potere di impedirglielo. Al massimo
poteva chiamare sua madre Sophie e chiederle se fosse il caso di mandarlo ma
sarebbe stato innanzi tutto molto ridicolo: Signora, salve sono l'uomo che limona
con suo figlio sì, che dice, lo possiamo mandare ad una festa?; e in
ogni caso sarebbe stato inutile perché Sophie era quel tipo di madre
svalvolata a favore di qualsiasi esperienza adolescenziale, tutte le droghe
sintetiche comprese. E poi, se David non ricordava male, lei e suo marito erano
partiti due giorni prima per far festa Dio solo sapeva dove. La sua unica salvezza,
in questi casi, era Miranda ma non potevi chiedere ad una strega wiccan di non
festeggiare Samhain per stare dietro al fratellino sedicenne.
"Farò il bravo!" Continuò Noël, con gli occhioni,
strusciandoglisi addosso. "E poi lo sai che non mi devasto mai."
Questo era vero. Noël aveva una buona consapevolezza dei propri limiti,
e a David non era mai capitato di doverlo riportare a casa senza che riuscisse
neanche a camminare, per dire. Questo però non gli impediva di preoccuparsi
e di essere anche un po' deluso, dal momento che aveva pensato di passare la
serata con lui. Sospirò. "Quando esci?"
"Verso le otto," Noël si staccò da lui con riluttanza
e s'infilò entrambe le mani in testa, dondolando sui talloni. "Viene
a prendermi Chrétien."
"Devo venire a recuperarti dopo?"
Noël si esibì in uno sfarfallare di lunghe ciglia scure e occhioni
candidi. "Saresti tanto gentile. D'altronde Parigi di notte è pericolosa,
potrebbe succedermi qualunque cosa."
David gli tirò una spinta scherzosa e Noël rise."A che ora?"
"Le una, le due. Facciamo che ti mando un sms."
David lo osservò salire le scale a due a due, e meditò se non
valesse la pena di andare a dormire presto, in modo che alle quattro - quando
Noël gli avrebbe mandato il messaggio - avrebbe potuto vantare qualche
ora di sonno alle spalle.

Quando Noël scese di nuovo al piano di sotto, David pensò di sprangare
la porta, portare in ufficio un paio di bottiglie di un qualche alcolico random
e festeggiare Halloween lui e Noël da soli, per altro venendo meno alle
proprie regole e scontando di un anno la pena capitale a cui aveva condannato
il ragazzino. E tutto perchè quel costume di Halloween - qualunque cosa
fosse - stava interferendo con la sua razionalità.
Il costume non era riconducibile a niente che David conoscesse, e forse a niente
in generale, ciò non toglieva che gli stesse da Dio. Era un misto fra
un qualche alieno molto seguace della moda terreste contemporanea e quello che
Noël gli aveva spiegato essere lo stile cyberpunk.
David si chiese vagamente come potesse un abito che non lasciava scoperto quasi
neanche un centimetro di pelle - ad eccezione delle spalle - essere così
dannatamente conturbante.
"David, ti prego non fare così. Mi spaventi," rise, scendendo
gli ultimi gradini attaccato al corrimano come una diva d'inizio secolo. "Ho
sempre paura che ti sia preso un ictus."
"Io.. ehm.." David tossì per darsi un contegno e staccare gli
occhi dal viso appena leggermente truccato del ragazzo che si era disegnato
una striscia di un rosso quasi accecante per orizzontale sugli occhi. "Stai
bene."
Noël girò su se stesso, sfoggiando il suo adorabile fondoschiena
avvolto in un paio di pantaloni di cui David non voleva sapere il prezzo, e
uno zainetto ricoperto di punte di silicone, in tinta con il trucco. "Grazie,"
gongolò, orgoglioso.
"E da cosa saresti vestito?"
Noël si strinse nelle spalle. "Da me, con qualche variazione aliena,"
commentò tuffando la mano nell'enorme ciotolone di caramelle preparato
per i bimbi parigini, ormai omologati ai loro coetani americani, che se ne andavano
in giro a chiedere dolciumi, e se ne portò una alla bocca.
"Ai miei tempi si usava vestirsi da cowboys o da poliziotti."
Noël gli dette un bacio a stampo, che sapeva di fragola. "...fà
troppo Village People, Dadà!" Poi ridacchiò. "E comunque
dubito che mi avresti lasciato uscire vestito come un mandriano se avessi visto
il costume che vendevano su e-bay."
"Perchè?"
Noël gli lanciò un'occhiata da sopra una spalla mentre recuperava
un paio di anelli che aveva lasciato sparsi sulla scrivania per dipingere lo
striscione. "Non avevano la parte posteriore."
"COSA?!"
Noël si ritrovò a ridacchiare di nuovo, mentre il campanello dell'ufficio
suonava. "E' Chrétien. Vado." Lo baciò di nuovo, un po' più
a lungo stavolta. "Ci sentiamo dopo. Passa una bella serata."
*
David, senza Noël in casa, non sapeva esattamente cosa farsene di se stesso.
C'era stato un tempo, quattro anni prima, in cui l'unica cosa che voleva davvero
era rintanarsi in casa sua e non farsi disturbare. Dopo l'arrivo di Noël,
però, tutto era cambiato. Era così abituato ad averlo intorno
che adesso che non c'era non aveva idea di come passare il tempo. Si guardò
intorno per l'ennesima volta e si rese conto che non aveva più assolutamente
niente da fare: la cucina risplendeva, il salotto era gloriosamente in ordine
dopo quattro anni di incuria e perfino le sue adorate piantine di basilico sul
balcone avevano avuto la loro acqua. E adesso?
Aveva provato ad accendere la televisione, ma in una notte come quella tutti
canali passavano film dell'orrore che aveva già visto e che, per altro,
erano di un'inesattezza quasi fastidiosa.
Sospirò, quindi riempì d'acqua bollente la sua confezione di noodles
precotti e decise che poteva ben passare qualche ora in ufficio a fare qualcosa
di utile prima di dover uscire al freddo gelido parigino e andare a recupare
il suo adolescente personale.
Si era appena seduto sulla sua comodissima poltrona - che, per inciso, costava
quasi più di tutto l'arredamento presente in quell'unica stanza -, e
aveva addentato la prima bollente forchettata di noodles quando suonò
il campanello.
Lanciò un'occhiata all'orologio sbrindellato sul muro: le nove e un quarto.
Sospirò, immerse i noodles appena sollevati nel loro brodo e si alzò,
afferrando al volo la ciotola di caramelle. In realtà trovava surreale
che nel 2008 a Parigi ci fossero orde di bambini travestiti che andavano casa
per casa a chiedere dolci come in un telefilm americano, e di per sé
avrebbe anche boicottato la cosa, ma come poteva presentarsi davvero a mani
vuote di fronte a gruppetti di cuccioli non più alti di un metro che
lo guardavano con gli occhioni luccicanti esclamando "Des bonbons ou un
mauvais sort!"? In fondo i bambini non c'entravano niente, erano solo povere
vittime della globalizzazione; deluderli sarebbe stato un atto semplicemente
crudele, povere anime.
Quando aprì la porta, però, non fu investito da nessun coro cantilenante,
nè dalla visione di bambini travestiti da fatine e fantasmini. C'era
solo il vento che fischiava e la strada appena illuminata dall'unico lampione
che l'amministrazione comunale avesse concesso loro. Guardò alla propria
sinistra e poi alla propria destra senza trovare nessuno. Quando tornò
di nuovo a guardare davanti a sè, lui era lì.
David cacciò un urlo, facendosi indietro di un passo. Lo sconosciuto
era molto, molto alto e avvolto in un pastrano color carbone, dal quale spuntavano
due mani pallide e l'ombra di un viso scarno. "O-okay," balbettò,
deglutendo. "Un ottimo vestito da tristo mietitore."
"Ho bisogno del suo aiuto," la voce era tremula, ma non come se avesse
paura. Come se fosse portata dal vento.
"Prego?"
"Ho bisogno del suo aiuto."
"Veramente saremmo chiusi," tentò.
Il tipo varcò comunque la soglia e David si fece da parte, più
per abitudine che per vera e propria volontà. E poi il suo ospite era
travestito così straordinariamente bene da mettere i brividi. Richiuse
la porta, facendo nuovamente tintinnare il campanello e agitò una mano,
vagheggiando. "D-unque, ehm... signor?"
"Jack," rispose l'uomo, sedendosi. David colse il frusciare della
sua cappa scura che gli nascondeva perfino i piedi. Noël sarebbe impazzito
per una stoffa del genere.
"Jack," annuì David. Con un nome tutto funzionava meglio. "Mi
dica signor Jack, come posso aiutarla?" Si sedette anche lui, aprì
il suo inutile blocco degli appunti e scarabocchiò qua e là, fra
i tremendi schizzi sovrappensiero che Noël faceva quando stava ore al telefono
con Shatha.
"Ho perso una cosa che mi appartiene," rispose Jack. La sua voce sembrava
non modularsi, aveva picchi più queruli e toni più bassi, come
aria che passa attraverso un buco.
David annuì, con ancora quel senso di inquietudine che lo avvolgeva.
Forse era il fatto che il suo ospite non si era tolto il cappuccio. "Capisco,"
disse comprensivo. "Noi però non ci occupiamo di-"
"E' un oggetto particolare," lo interruppe lo strano individuo. "E
ha dei poteri."
"Oh capisco," David annuì, con quanta meno ironia possibile.
Sapeva per esperienza che la cosa più magica che i suoi clienti avessero
mai sostenuto di aver perso era un telecomando multifrequenza. In effetti anche
lui trovava mirabolante che un solo apparecchio potesse accenderti il televisore
e aprirti la serranda del garage. "E di cosa si tratta?"
"E' una lanterna," rispose la figura ammantata.
David smise di far finta di scrivere e sollevò lo sguardo molto lentamente.
"Come prego?"
"Una lanterna," ripetè la voce. La mano pallida si strinse
sull'altra. "E' molto particolare, fatta con una zucca cava per metterci
la candela all'interno."
"Certo, come ogni zucca in questo periodo!" Sbottò David, chiudendo
il suo blocchetto e sentendosi molto preso in giro. "D'accordo, direi che
mi hai fatto perdere abbastanza tempo non credi?"
"Non capisco."
"Vieni qui, tutto imbacuccato, la lanterna, le mani pallide" annuì
ironico David. "Ho capito, sei Jack-o'-Lantern. Ora però, finiamola
qui, che ne dici?"
L'uomo si sollevò nuovamente in piedi in tutta la sua imponente altezza
e si tolse il cappuccio, con un gesto secco. "E' come pensa," disse.
"Io sono Jack-o'-Lantern."
*
La casa di Mathis era piuttosto grande. Teoricamente, i suoi genitori gli avevano
dato il permesso di dare la festa, purchè essa rimanesse confinata nel
piano inferiore della casa; Mathis e i suoi amici avevano obbedito i primi trenta
minuti, poi la gente si era sparsa ovunque e adesso era difficile trovare una
stanza in cui non ci fosse dentro almeno qualcuno. Noël, seduto sul divano
del soggiorno, era nel bel mezzo di un comizio, circondato da cinque o sei persone
sedute in terra di fronte a lui. Come suo solito, stava agitando le mani in
maniera scordinata ed era tanto preso dal racconto che si dimenticava le parole
o se le mangiava.
"Pizza?" Esclamò Shatha, arrivando in quel momento con in mano
un piatto di plastica con due pezzi di pizza. Non aveva un costume nemmeno lei,
ma riusciva ad essere estremamente graziosa, sotto al velo azzurro che le cingeva
la testa. Noël era quasi certo che suo fratello Anis avesse fatto un sacco
di storie per farla uscire e, con ogni probabilità, era rimasto a girare
intorno alla casa in preda all'ansia.
Noël sollevò gli occhioni ambrati e sorrise. "Che pizza è?"
La tunisina si lasciò andare seduta accanto a lui, mentre il pubblico
di Noël cominciava ad alzarsi e spargersi per il resto della casa. "Mathis
ne ha fatta portare una con i peperoni solo per noi," rispose contenta.
Gli porse il piattino e Noël si servì con la punta delle dita.
"Allora, come va con David?" Chiese lei.
"Da quando fai certe domande, Sha?" Rispose lui, con un'occhiata maliziosa.
Lei divenne improvvisamente rossa. "Non intendevo..." si coprì
il viso con una mano. "Sei orribile."
Noël rise. "Va bene, comunque," rispose alla fine. "Cioè,
a parte il solito problema."
"Come mai non lavorate stasera? E' la notte delle streghe, potreste fare
un sacco di buoni affari."
"In realtà è la notte in cui il velo tra i mondi si assottiglia,"
la corresse lui, passandosi la lingua sulle labbra. "Quindi è un
po' la notte di tutte le creature sovrannaturali. Di solito non stiamo in ufficio,
ma l'agenzia resta aperta. Il numero è attivo. Se c'è qualche
vecchia signora con un problema di lupi mannari in giardino, può sempre
provare a chiamare."
"Povera donna, lei viene quasi sbranata dai lupi mannari e tu sei quei
a mangiare la pizza," sorrise lei.
"Da come lo dici sembra che tu non sia molto felice che io sia qui."
"Oh smettila, lo sai che non è così," lo spintonò.
"Ero solo curiosa. E David dove lo hai lasciato?"
Noël finì l'ultimo morso di pizza e si pulì le dita sul tovagliolino
di carta. "A casa, credo. Non ho capito se usciva."
"Sai-UAAH!"
La luce scattò, immargendo la casa nel buio più totale. Con lo
stereo muto e le lampade spente, rimasero tutti immobili, a bisbigliare.
Shatha gli si strinse addosso immediatamente. "Noël, io ho paura del
buio," mormorò.
"Lo so," annuì lui, guardandosi intorno con uno sbuffo. Se
era uno scherzo, cominciava a trovarlo un po' inflazionato. Se non lo era, non
sarebbe stata una bella festa senza energia elettrica. Cercò di confortare
Shatha che aveva una paura irrazionale dei luoghi privi di luce. "Stai
calma, vedrai che adesso torna."
*
David era sicuro che tra tutte le situazioni più assurdamente assurde
in cui si era trovato, quella era certamente la più ridicola. In quel
preciso momento era seduto alla scrivania del suo ufficio e stava parlando con
Jack o' Lantern. Jack o' Lantern. Il quale, per inciso, in realtà non
era affatto una creatura mitologica o un fenomeno paranormale. Lo stramaledetto
Jack o' Lantern era un personaggio da leggenda. Come Babbo Natale e la Befana.
Come... come la fatina dei denti!
Giurò a se stesso che se mai la fatina dei denti si fosse presentata
alla Paranormal Parisienne l'avrebbe buttata fuori a pedate, lei e tutte le
sue dentiere. Era sempre stato un lavoro semi-serio, quello, fino a due ore
prima!
"Signor Maier, mi sta ascoltando?"
"Sì!" Scattò prontamente l'uomo, risvegliandosi dai
propri pensieri. "Sì, mi scusi. Stavo facendo mente locale...Dunque,
dove crede di aver perso la zucca?"
"Lanterna," lo corresse la creatura, che sotto il cappuccio aveva
una testa scarna e pallida. Non più umana, ma non ancora scheletro. "Mi
trovavo in un giardino, credo. Un luogo pieno di alberi e c'erano tante persone.
Le persone mi piacciono, sa? Mi sono seduto a guardarle e, un attimo dopo, la
mia lanterna non c'era più."
"Ha preso in considerazione l'ipotesi di..." David inspirò,
cercando di trovare le parole più adatte e meno offensive. ".. non
so, usarne un'altra magari?"
"Non è la lanterna il problema!" Tuonò Jack o'Lantern,
la cui voce divenne un rombo di tempesta. "E' ciò che essa contiene,"
sibilò poi, come il soffio del mantice sul fuoco del fabbro. E fabbro
era, un tempo, il povero Jack.
David, molto molto spettinato, chiuse gli occhi, espirò e li riaprì
cercando di mantenere la sua proverbiale calma zen. "E cosa contiene, di
grazia, questa ... lanterna?" Chiese, digriginando i denti. Erano le dieci
e mezzo dell'ultimo giorno di ottobre, lui aveva mangiato solo due-noodles-due,
e non aveva nessuna voglia di stare a discutere sui dettagli tecnici di una
zucca.
"Non conosce la leggenda?"
"Mi dia una rinfrescata," lo esortì sbrigativo.
Gli occhi di Jack lampeggiarono sinistri. "Non ammesso in paradiso per
i miei peccati, non ammesso agli inferi perché ho giocato il diavolo,
sono condannato a vagare per sempre nel regno dei morti, con un tizzone dell'inferno
come unica fonte di luce ad illuminarmi la strada."
Per nulla impressionato, per i motivi di cui sopra, David lo guardò con
un sopracciglio sollevato ad arco. "Nella lanterna c'è un tizzone
ardente dell'inferno."
"Sì."
"E quali poteri avrebbe, questo tizzone?"
"Stanotte? Con il passaggio tra i mondi aperto?" Questa volta fu Jack
a sollevare uno smunto sopracciglio.
David sospirò."Ho capito, ho capito," afferrò il cappotto
e si diresse verso la porta. "Venga, andiamo a cercare la sua lanterna.
*
"Okay, state calmi. Niente panico," esclamò qualcuno, da un
punto imprecisato del salotto. I lampioni della strada non erano una luce sufficente,
e il tulle nero appeso alle finestre per fare scena non aiutava per niente.
"E' solo andata via la luce."
Mathis, sulla porta che dava in cucina, si fissava intorno apparentemente senza
sapere cosa fare. Noël gli si avvicinò, tenendo Shatha per mano.
"Mathis, era una cosa programmata oppure no?"
Il ragazzo biondo scosse la testa. "No, dev'esserci stato un sovraccarico,
tra il forno acceso, lo stereo e le varie consolle, credo. Non so."
"D'accordo, dev'esserci un contatore da qualche parte," annuì
Noël. "Basterà rimetterlo su."
"Credo che si trovi in cantina," ragionò Mathis, avvolto nel
suo costume da gatto. Un classico reso più moderno da orecchie cibernetiche
e una coda fatta di tubi fluorescenti.
"Ottimo," annuì Noël.
"Già," concordò il biondo. Due secondi dopo, gli consegnò
la torcia, con aria solenne e gli occhi quasi commossi. "Le scale per la
cantina sono da quella parte."
Noël scosse la testa, espirando. "Te la fai sotto per qualsiasi cosa,
Mathis."
"Non rompere e fai l'uomo per una volta!" Gracchiò querulo
l'altro.
"Ti piacerebbe..." boffonchiò Noël. Quindi accese la torcia
e controllò che funzionasse. Stava per lasciare la mano di Shatha ma
quella strinse ancora più forte. "Sha, starò via dieci minuti,
vado e torno."
"Ho paura," esclamò la ragazza. Il che non faceva una piega.
"Sì, ma siamo in casa. Scendo in cantina, torno e ti riporto la
luce," le fece notare. "Non ti succederà niente."
Lei scosse la testa. "Vengo con te."
Noël alzò gli occhi al cielo. "Va bene, come vuoi." Le
passò uno dei nastri che pendevano dai suoi pantaloni. "Attaccati
qui, così ho le mani libere."
Il moro si fece luce e fu costretto ad avanzare uno scalino per volta, dal momento
che Shatha gli stava così attaccata addosso da impedirgli quasi i movimenti.
La cantina era, prevedibilmente, una cantina. Anche piccola, se proprio Noël
voleva fare il pignolo. Nell'angolo più lontano, facevano bella mostra
di sé la rastrelliera di vini pregiati del padre di Mathis e un banco
da lavoro probabilmente mai veramente utilizzato - Noël era fermamente
convinto che i maschi cinquantenni eterosessuali avessero bisogno di acquistare
oggetti che fossero universalmente riconosciuti come rappresentativi della vera
mascolinità solo per rassicurarsi inconsciamente di non essere omosessuali.
E la cosa lo divertiva in maniera quasi illegale.
"D'accordo, dovrebbe esserci una scatoletta appesa al muro," ragionò
guardandosi intorno.
"Facciamo presto," piagnucolò Shatha che di solito era una
donna molto decisa. Era un peccato che il buio la riducesse ad un mucchietto
di disperazione più di quanto non facesse suo fratello quando aveva la
luna storta.
"Eh Shatha, un momento. Non lo posso mica far comparire per magia!"
Le rispose, continuando a guardarsi intorno. "E la pianti di pensare a
cose atroci che si nascondono nel buio, per cortesia? Non c'è niente
di atroce nel buio!"
"Parli tu che cacci i vampiri."
"Beh quelli mica stanno al buio! Anzi, hanno un feticismo per le candele
che trovo fin troppo eccessivo. La cera è sopravvalutata."
"E i lupi mannari? E i fantasmi? Le... le streghe!" Esclamò,
dopo aver cercato a lungo qualche altra follia di cui Noël si occupasse.
"A parte che le streghe non le cacciano più dal 1600 per una questione
di diritti umani," rispose, cercando di fare il cretino per distrarla.
"Ti stupiresti di quanto è alta la bolletta della luce di una strega."
Miranda aveva sbraitato giusto quella mattina che avrebbe dovuto aprire un mutuo
per pagarla.
"Piantala," boffonchiò lei.
"Di fare cosa?"
"Di farmi ridere," rispose Shatha nel disastroso tentativo di rimanere
molto impaurita.
Noël sorrise, quindi il fascio di luce illuminò l'agognato contatore.
"Oh eccolo lì, visto? Ora tiriamo su questa leva e-"
"AAARGH!"
Colto di sorpresa, Noël tirò in aria la torcia che finì in
terra mentre Shatha gli si abbarbicava letteralmente addosso, quasi come un
koala. Seguirono alcuni secondi di silenzio ansimante e di buio, dal momento
che la torcia si era spenta. "D'accordo Shatha, se io fossi etero e tu
non fossi così contraria al sesso pre-matrimoniale questa sarebbe una
situazione senz'altro interessante," scherzò, guardandola negli
occhi scuri. "Però magari è meglio se mi lasci andare."
La ragazza divenne di un colore indefinito tra il peperone e il pomodoro, quindi
si ricompose, senza però allontanarsi troppo. "Qualcosa mi è
passato sul piede," disse.
"Sarà stato un topo."
"Un topo? UN TOPO?"
"Ok se preferisci è stato un serpente o un pipistrello che volava
molto basso," ciarlò Noël mentre raccoglieva la torcia e la
puntava di nuovo sul contatore. "Là, fatto!"
Una volta tirata su la leva, la luce tornò senza problemi.
*
Due ore e mezzo dopo che era uscito di casa, David stava ancora guidando in
attesa che Jack o'Lantern si decidesse a dargli indicazioni precise.
"E' difficile orientarsi senza lanterna," si giustificò la
creatura, che aveva infilato la testa fuori dal finestrino e lasciava che il
vento gelido gli agitasse il cappuccio dietro la schiena.
"Questo? Che ne dice?" Provò ancora David, indicando l'ennesimo
parco che stavano superando
Jack scosse la testa. "No, è decisamente troppo piccolo."
David espirò, quindi il cellulare lo informò che era arrivato
un messaggio. Mentre frugava nello zaino lanciò un'occhiata all'orologio
e si rese conto che era l'una passata. "Noël..." espirò,
rendendosi conto che fra una cosa e un'altra se n'era dimenticato. I messaggi
in realtà erano due, ed erano stati mandati a distanza di mezz'ora l'uno
dall'altro.
From: NouNou
Indagatore dell'Incubo, se vuoi venirmi a prendere, direi che è un'ora
ragionevole. E poi sono stanco morto.
Ho bevuto un po' e ho voglia di coccole. Ti amo.
From NouNou
David ti è arrivato il mio messaggio?
David gli digitò una risposta veloce, quindi gettò lo zaino sul
sedile di dietro. "Facciamo una deviazione. Recupero il mio assistente."
"E la mia lanterna?"
"La troveremo."
"Dobbiamo trovarla prima dell'alba o rimarrò incastrato in questa
ridicola dimensione per sempre."
"E cosa aspettava a dirmelo?"
"Mi sembrava un particolare trascurabile finché avevamo tempo,"
rispose Jack senza fare una piega.
David mise nuovamente in moto e lo fulminò con lo sguardo, giurando a
se stesso che con quella lanterna gli avrebbe dato fuoco.
*
David non si fidava particolarmente a lasciare Jack o'Lantern nella macchina,
ma l'unica alternativa era portarselo dietro e non gli sembrava proprio il caso
di presentarsi in casa d'altri con un non-morto al seguito. Suonò il
campanello e si rassettò i vestiti; aveva qualche problema inconscio
ad incontrare branchi di ragazzini adolescenti.
Ad aprirgli fu una ragazza: quattordici, al più quindici, anni e un caschetto
di boccoli biondi esageratamente perfetti e rotondi che spuntavano da sotto
un cappuccio. A giudicare dal colore della stoffa e dal cestino non poteva che
essere Cappuccetto Rosso. David si ritrovò a guardarla quasi con tenerezza:
finalmente una con un vestito normale.
"Ehm salve, mi chiamo David Maier," esordì, con un mezzo sorriso.
"Sono venuto a prendere Noël."
La ragazzina, che lo aveva guardato con quell'espressione apatica fino a quel
momento, alzò un mezzo sopracciglio, continuando a masticare la gomma.
"E' di là," gli fece cenno con la testa, quindi si voltò
senza prendersi neanche la briga di salutare. Solo allora David si rese conto
che la gonnellina di Cappuccetto Rosso somigliava più ad una cintura.
Decisamente i costumi di una volta non c'erano più. No.
L'uomo scosse la testa e s'inoltrò in casa, seguendo la musica che proveniva
da qualche parte di fronte a lui. Il ritmo era cantilenante, sentiva i bassi
nello stomaco. Poteva immaginare quel salotto ancora prima di vederlo, sapeva
che vi avrebbe trovato un gruppo di ragazzini che si muovevano ondivaghi tutti
nella stessa direzione. Noël lo trascinava spesso in discoteca e lo spettacolo
lo aveva sempre incredibilmente affascinato. Era come vedere un'onda infrangersi
da una parete all'altra molto lentamente. Come il mare d'inverno.
Il salotto era piuttosto grande, più di quanto si aspettasse. David lanciò
un'occhiata in giro, cercando di non soffermarsi sull'enorme quantità
di ragazzini che limonava - beati gli ormoni in tempesta - e giurò molteplici
volte che non stava affatto cercando Noël fra quelle coppiette per essere
sicuro di non avere un palco di corna in testa.
"David?"
L'uomo si voltò al suono di una voce familiare e si ritrovò davanti
gli occhi vagamente a mandorla di Shatha, il viso dolce avvolto in un velo color
malva. Era così gloriosamente fuori dal mondo così vestita e così
semplice. Fra tutte le amiche di Noël, lei era quella che preferiva. "Hey,
scricciolo," le sorrise. "Hai visto Noël?"
Lei annuì. "Sta ballando." Shatha glielo indicò nella
folla. "E' là, lo vedi?"
David annuì, e non si mosse. Lo vedeva. Lo vedeva anche troppo. Secondo
l'ultima definizione di ballo che ricordava di aver mai letto, Noël non
stava affatto ballando. Si muoveva molto lentamente, la testa a seguire il movimento
dei fianchi e un'espressione totalmente persa che nella sua mente si associava
a momenti che ora non era bene riportare alla memoria. C'erano lui, Noël
e un po' troppo spumante. Le sue profonde convinzioni morali avevano cedimenti
infrastrutturali notevoli quando il suo bicchiere era pieno di bollicine.
Shata rise, quindi gli chiuse la mandibola. "David, un po' di contegno,"
lo apostrofò, scherzosamente.
"Ehm io.. vado a .." tossì, schiarendosi la gola. "Vado
a prenderlo."
"Vai."
"Vado."
David si fece largo gentilmente e lo raggiunse, battendogli piano su una spalla,
quasi dispiaciuto di dover interrompere la trance in cui sembrava essere scivolato.
Noël aprì gli occhi, mise a fuoco e sorrise. "Dadà!"
Gli gettò le braccia al collo e lo baciò, stringendoglisi addosso.
"Pensavo avessi deciso di lasciarmi qui."
"Oh ci ho pensato, in effetti ma poi mi sono detto che era troppo tardi.
Sai tornare a casa, ormai."
Noël gli fece una smorfia. "Spiritoso," scosse la testa. "Prendo
lo zaino e andiamo."
"In effetti c'è un problema," lo avvertì David, mentre
lo accompagnava a recuperare le sue cose in una delle camere vuote.
"Sarebbe?"
"Abbiamo un cliente in macchina."
Noël sbuffò, lo zaino tenuto con una mano. "Chi è?"
*
"Jack o'Lantern?" Noël era in piedi di fianco alla portiera
aperta del maggiolone e guardava David dritto negli occhi, le mani sui fianchi
e lo sguardo di chi non ha più molta pazienza da distribuire ai posteri.
"Jack. O. Lantern, David?"
"Lo so che sembra folle ma.."
"No, David. Le fate sono follia. Jack o'Lantern è la conseguenza
di un brutto trauma cranico!" Sbottò, togliendosi lo zaino e gettandolo
sul sedile posteriore, per poi accomodarsi subito dopo. "Non può
essere lui."
L'interpellato si voltò indietro, col suo bel viso pallido da trapassato
e gli sorrise. "Salve."
"Ehm... salve," Noël lo fissò ancora per qualche istante
poi si rese conto che, per quanto assurda potesse essere, quella doveva necessariamente
essere la verità.
"Sono lo spirito di Halloween!" Esclamò, inopportunamente giulivo
Jack.
"Seh, e io sono quello del Natale passato," boffonchiò Noël,
stendendosi per lungo sul sedile. "Allora, qual'è il problema?"
David si premurò di metterlo al corrente di tutto con un breve riassunto
alla fine del quale, Noël rise di gusto attirando su di se lo sguardo un
po' offeso del povero Jack.
"Qualche idea?" Chiese David.
"Dalla descrizione sembra Parc de la Villette, il che avrebbe anche un
senso perché ci tengono il Pumpkin Festival, sarà pieno di persone
con una zucca intagliata."
David era già diretto al parco. "Fantastico," esclamò
sarcastico. "Quindi a prendere la zucca di Jack è stato con ogni
probabilità uno degli abitanti di Parigi. Abbiamo ristretto il campo."
"Gira qui," indicò Noël. "Jack non hai un modo per
individuare la zucca?"
La creatura scosse la testa. "Sono certo che la percepirei se ci fossi
vicino, ma così a caso non saprei neanche dove cercare."
Nonostante l'ora, il parco era ancora pieno di gente che si aggirava da una
parte all'altra con la propria lanterna di zucca. Molte erano fatte di plastica,
ma la stragrande maggioranza erano vere, anche perché il festival si
basava tutto sulla scelta della zucca più bella, quindi l'intaglio avveniva
a mano. Di fronte a loro, in quel momento, c'erano ancora centinaia di persone
e almeno altrettante zucche. "E adesso?" Chiese Noël.
"E adesso la cerchiamo."
I tre si inoltrano nella folla, scrutando ogni singolo passante nella speranza
che all'anima persa di o'Lantern suonasse qualche campanello, ma le zucche sembravano
tutte soltanto semplici zucche. Di tizzoni infernali nemmeno l'ombra. "Non
c'è," disse alla fine Noël, rassegnato. E poi, bisbigliando
in direzione di David aggiunse: "Magari chi l'ha presa è già
tornata a casa."
"Non è il caso di dirglielo."
"Vi ho sentiti," biacicò Jack o'Lantern alla fine. "Avete
ragione, ormai è perduta."
Si sedettero tutti e tre sul muretto che aveva visto iniziare quella storia.
Poi, all'improvviso, gli occhi di Jack divennero rossi come il fuoco e prese
a guardarsi intorno freneticamente, come un cane che ha fiutato qualcosa. "E'
qui," sussurrò. "E' qui, assolutamente qui. Posso quasi sentirlo
il calore del mio tizzone."
"Perchè suona quasi osceno quando lo dice così?" Ghignò
Noël, scendendo dal muretto con un saltello.
David lo guardò malissimo e poi si dedicò a Jack. "Dove?"
"Da quella parte," dichiarò l'anima persa, indicando dritto
davanti a sé. Quindi si mise a correre anche se, a voler essere precisi,
correre non era il termine più adatto, dal momento che sotto la palandrana
non c'erano i piedi. "E' vicina."
Gli altri due gli andarono dietro poco convinti, finché Jack non si fermò
di colpo accanto ad una donna che stava frugando nella propria borsetta, al
braccio una lanterna di zucca tale e quale a tutte le altre. "E' lei!"
Sbraitò Jack euforico. "E' la mia lanterna!"
La donna, che risaliva più o meno al paleozoico, sollevò lo sguardo
esageratamente miope su di lui e aggrottò le sopracciglia. "Come
prego?"
"La mia lanterna signora, me la restituisca per favore."
La donna strinse a sé la zucca. "Lei si sbaglia giovanotto, questa
è mia."
Jack si mise le mani sui fianchi. "La riconoscerei tra mille, mi creda."
"Potrebbe riconoscerla dove le pare, ma si sta sbagliando."
"Non faccia la testarda."
"E lei non faccia l'insolente!" Replicò l'anziana signora,
punta sul vivo. Jack a quel punto afferrò la lanterna da una parte, mentre
la signora l'afferrava dall'altra, e si misero a tirare. "Lasci stare!
Aiuto!"
David si spalmò una mano in faccia mentre Noël si piegava in due
dalle risate. "Jack! Fermo!" Urlò l'uomo e poi si chiese quanto
dovesse essere assurdo da parte sua tentare di impedire a Jack o'Lantern - Dio
dammi la forza, Jack o'Lantern - di litigare selvaggiamente con un'ottuagenaria
per una lanterna a forma di zucca. "Sono sicuro che c'è un modo
di risolverla."
"Quale?"
"Signora... ehm.." David si schiarì la voce.
La donna lo guardò, aveva un piede sul ginocchio di Jack per fare leva
e tirargli via il bottino dalle mani. "Non ci provi neanche, non le darò
questa lanterna perché questa lanterna è mia."
"Cambierebbe qualcosa se le dicessi che è una questione di vita
o di morte?"
"Assolutamente no."
David provò l'insana pulsione di suicidarsi e porre fine a quella che
era evidentemente una punizione divina inflittagli dall'Altissimo per essere
un trentenne omosessuale che conviveva con un minorenne. "Possiamo pagarla,
signora," mormorò esausto.
"Non voglio i suoi soldi, giovanotto."
"E allora cosa vuole, signora?" Sbottò lui. "E' solo una
lanterna!"
La vecchina li osservò tutti e tre molto intensamente per qualche lungo
minuto. Poi inspirò con aria di supponenza e strappò la lanterna
a Jack, incrociando le braccia al petto. "Non ho bisogno di soldi, ma potrei
rivedere la mia posizione se mi portasse a cena."
"Chi?" Sbottarono in coro Jack, David e Noël.
"Lei," asserì convinta la vecchia, indicando David. "E'
un giovanotto così carino!"
Noël spalancò la bocca e David lesse sul suo viso la tipica espressione
di quando stava per vomitare addosso a qualcuno una sequela di lamentele senza
perdono; quindi gli si parò davanti, tappandogli la bocca e prevenendo
la catastrofe. "Se io la porto fuori a cena, lei mi darà la lanterna?"
"Una cena come si deve."
"Va bene."
"In un ristorante italiano."
"D'accordo."
"E poi mi riaccompagna a casa."
"Nessun problema."
"E mi bacia, magari?"
"Ora sta esagerando," replicò l'uomo, guardandola storto.
La donna passò la lanterna a Jack con uno scatto secco del braccio e
il non-morto se ne appropriò all'istante, accarezzandola con affetto.
"Sta facendo le fusa," commentò con sgomento Noël, mentre
David lasciava il suo biglietto da visita all'arzilla vecchietta che se ne andò
allegra come mai prima.
"La mia lanterna!" Cinguettò amabile Jack o'Lantern. Vicino
a lui, il tizzone aveva preso a risplendere come oro puro e dagli occhi incisi
della zucca partivano lampi di luce dorata. "Ora posso andare."
"Eh, magari," commentò Noël.
"Grazie di tutto!" Jack agitò la manina e poi scomparve, svanendo
lentamente. L'ultima cosa a sparire fu il brillare sinistro del tizzone infernale.
Noël e David fissarono il punto in cui prima era stato il loro strano cliente,
quindi l'uomo prese per mano il ragazzo e si diressero verso la macchina.
*
David si lasciò andare disteso sul letto ed emise un lungo sospiro sfiancato.
"Sono decisamente troppo vecchio per dormire meno di sei ore al giorno,"
esclamò.
Noël si prese giusto il tempo di lasciare lo zaino a terra, e poi si arrampicò
seduto su di lui e lo baciò sulle labbra. "E' stata una nottata
pesante."
"Com'era la festa?" Chiese, passandogli una mano tra i capelli e poi
tirandoselo vicino per baciarlo con più convinzione.
Noël mugolò un po' e poi si sistemò meglio. Gli morse un
labbro, gentilmente. "Carina, ma niente di che. La cosa più eccitante
è stata quando è andata via la luce e ho dovuto tirare su il contatore."
"Uhm, che coraggio. In cantina tutto da solo. Sei davvero un eroe."
Noël rise e gli baciò il collo. "Decisamente," sussurrò,
continuando a sfiorarlo molto piano.
Infilò una mano sotto la maglietta dell'uomo, una mossa che era stata
approvata dalla Costituzione di David soltanto qualche settimana prima. "Non
mi merito un premio?"
David non rispose. Noël risalì il collo dell'uomo e poi lo baciò
di nuovo. "David?"
Il moro si tirò su sulle braccia e osservò il viso immobile dell'uomo.
Che dormiva.
Noël sospirò: ecco che cosa si otteneva a scegliersi i fidanzati
della generazione precedente.
Scivolò giù dal corpo di David molto silenziosamente quindi afferrò
il plaid che giaceva ben ripiegato ai piedi del letto e lo stese sopra di lui
con cura, dandogli il bacio della buonanotte.
Non gli rimaneva che struccarsi e infilarsi il pigiama.
Note delle Autrici.
Dunque, per prima cosa, volevamo farvi notare che lassù in alto la data
riportata è il 31 ottobre 2007, vale a dire un anno fa. Vale a dire che
Noël ha 16 anni. Vale a dire che siamo nel passato. Anche perchè,
nel corso attuale delle cose (La Lumiere e L'eveil) siamo in realtà nel
maggio del 2008. Fin quando potremo, e fin quando avrà senso, gli speciali
saranno tutti ambientati nel passato o quasi.
Il bellissimo banner di questo speciale è opera di Liz, che è
stata così gentile da creare per noi. Fatele immediatamente i complimenti.
Jack o'Lantern. La sua leggenda l'ha già spiegata lui stesso. Ovviamente
ne esistono al mondo centinaia di versioni, in alcune di esse - per dire - al
posto della zucca ha una rapa cava (ma abbiamo deciso di sorvolare perchè
era già venuto prepotentemente stupido anche con la zucca. La rapa sarebbe
stata eccessiva). In generale, comunque, vi basti sapere che è da lì
che viene l'usanza di prendere una zucca, svuotarla e farci sopra la faccina.
Il fenomeno è americano ma è ormai qualche anno che la moda è
stata esportata anche all'estero. Approposito, in Italia Jack diventa Giacomo
della Lanterna. Ridete pure.
Quello per cui non dovete ridere, invece, è il povero Chrétien che
in questo micro-episodio non è comparso per niente ma che apparirà
magari più avanti e avrà modo di farsi conoscere insieme ad altri
amici di Noël; perchè sì Noël ha degli amici. E ce li
ha anche David, nonostante in questo capitolo sembri un cane abbandonato. Comunque
sia, Chrétien è un nome francese, (suppongo) maschile ed è (suppongo) la versione
del nostro Cristiano. In una prima versione di queste note ero molto piů sicura di tutto ma un minuto dopo il postaggio tutto si č fatto confuso e irritante. Ad ogni modo, anche se cosě non fosse, questo povero disgraziato si chiamerŕ comunque cosě, quindi amen.
Perchè Tabata ve lo sta dicendo? Perchè il nome lo ha scelto lei
ed è già stata perculata ancora prima di postare. Invece a lei
piace tanto...
E cos'altro? Oh si! Il Noël maschile di questo capitolo. Non è,
come si potrebbe pensare, parte del suo costume di Halloween. E' proprio così
di suo: in un modo in casa e in un altro con i suoi coetanei, esattamente come
ogni adolescente sulla faccia della terra. E Tab lo ama così tanto che
stava quasi per slasharlo con Shatha. Che dite, doveva? (.. Yulin, in background,
si dispera e fa copiosamente cenno di no..).