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Adeline era una donna con un passato ben più lungo dei suoi ottantanni.
La gente di Rungis continuava a dire che era suonata, in realtà erano troppe le cose che aveva visto perché il suo cervello, appesantito dal tempo, ogni tanto non perdesse un colpo. Era nata in un paesino sperduto fra le montagne, ed era stata molto povera. Il padre era morto che lei era ancora piccolina e lavevano cresciuta la madre e la nonna, per questo era quello che era. La gente di Rungis diceva anche che era una strega ma lei sosteneva che a far da strega ci voleva furbizia e cultura, e lei non aveva nelluna, nellaltra. In realtà un po strega lo era, non così tanto da poter comparire accanto ai nomi di donne ben più illustri di lei, ma cerano piante e parole di potere sulle quali era stata istruita. Sua madre e la madre di sua madre prima di lei. E presto anche Anaïs avrebbe seguito le orme di chi laveva preceduta. Adeline nutriva grandi speranze per sua nipote dal momento che sua figlia di incantesimi e magia non aveva mai voluto sentirne parlare. Faceva lavvocato e non cera donna più pratica e con meno fede di lei. Si accostò alla finestra e guardò la pioggia che scendeva a rivoli sul vetro. Era una notte tremenda per essere soltanto giugno. Aveva iniziato a piovere nel tardo pomeriggio, così allimprovviso che Anaïs, in giro per il paese, si era rifugiata a casa sua e cera rimasta fino a quellora perché il temporale non aveva ancora smesso. Cera qualcosa nellaria, qualcosa di elettrico e di poco piacevole. Dopo averci pensato a lungo decise che non poteva crucciarsi oltre e stava
quasi per tirare la tenda e prepararsi una tisana per dormire quando, oltre
le cortine di pioggia, intuì la sagoma di qualcuno che si avvicinava
alla casa. Socchiuse gli occhi e cercò di distinguerne le fattezze ma
la pioggia era troppo fitta e, chiunque fosse, il suo volto scompariva nelle
falde rialzate del cappotto. Adeline, sono io. La donna sgranò gli occhi chiari, ancora incredibilmente nitidi, e fissò la porta oltre la quale stava una persona che non incontrava da ventanni. Non aveva bisogno di vederla ora che laveva sentita parlare. La voce era una melodia conosciuta e quel modo di modulare le vocali del suo nome non poteva che collocarsi aldilà dellOceano. Tolse il catenaccio e aprì la porta, la sagoma sinfilò svelta allinterno, grondando acqua nellandito. Adeline scuoteva la testa, incredula. E tu cosa ci fai qui? Da dove salti fuori? Da molti posti diversi, disse il nuovo arrivato, che era un uomo, forse un po più giovane di Adeline. Lultimo della lista era Siviglia. Vengo diretto da San Pablo. Da San Pablo, dice lui! Esclamò la donna. Lultima volta che ti ho visto avevi appena superato i quaranta ed eravamo a Rivas, Nicaragua. Mi hai lasciata in un pessimo guaio, se non ricordo male. Quindi adesso mi farai il favore di sederti e fare un bel riassunto. Luomo sorrise. Era alto e robusto, nonostante ora andasse probabilmente per la settantina. Aveva la pelle scura ma i lineamenti finissimi, a parte due zigomi alti che gli rendevano gli occhi due tagli sottili. Non credo di avere il tempo di raccontarti tutto quello che è successo dal 1988 ad oggi, rise. Puoi saltare le parti noiose, insistette lei, guardandolo storto. L'uomo si limitò a sorridere. Mi offri una tazza di quella tua tisana meravigliosa? Chiese, invece, trascinandosi dietro l'enorme valigia in una cucina in cui non era stato assolutamente invitato ad entrare. Quella sì che mi è mancata in tutto questo tempo. Adeline versò l'acqua nella tazza che aveva preparato per sé. Ti mancavano i miei intrugli ma non io, commentò con un sopracciglio sollevato. Molto lusinghiero da parte tua. L'uomo si tolse il cappotto e lo appese allo schienale della sedia, con un sospiro stanco. Il suo viso era solcato per obliquo da tre cicatrici parallele, ormai sbiadite dal tempo. Sai che le cose non sono più state le stesse da quando te ne sei andata. Avevo una figlia da accudire, si giustificò lei, servendogli la tisana che l'uomo accettò con un cenno del capo. Qualcuno di noi doveva pur mettere su famiglia, sorrise lui. Come sta? Adeline inclinò la testa di lato e sbuffò. Bene. E' la solita cinica, convinta che la vita stia tutta dietro la scrivania del suo ufficio. Rimasero in silenzio per un po', con il rumore della pioggia scrosciante che batteva sui vetri e il vecchio orologio rotondo che dal muro vicino alla cappa della cucina scandiva i secondi con scatti secchi e arrugginiti. Perché sei qui? Chiese alla fine la donna, più seriamente di prima. I suoi occhi non lasciavano dubbi sul fatto che adesso stesse pretendendo una risposta. Lui sembrò valutare per qualche istante le parole da dire. Stanno accadendo... cose, mormorò, posando la tazza sul tavolo. E io mi trovo in una brutta posizione. Sii più preciso. Non posso, scosse la testa. Ed è meglio così. Meno sai e meno ti metto in pericolo. Adeline non si scompose. Non posso aiutarti se non mi dici cosa sta succedendo. Mi stanno inseguendo e- Chi? Non ha importanza, riprese lui. Mi stanno inseguendo e non ho molto tempo. Sono qui perché devo darti una cosa. L'uomo aprì la valigia che era piena di adesivi di località, come se avesse girato il mondo di corsa e senza il tempo di staccarne nessuno. Su quello più grosso e fosforescente che, per traverso, quasi la prendeva tutta, campeggiava la bandiera cubana. L'uomo tirò fuori un libro enorme, rilegato in pelle, con la costola borchiata e un simbolo altrettanto enorme in ferro battuto proprio sulla copertina. Un uroburos, commentò Adeline, accarezzando la copertina. La ciclicità della vita. E un sacco di altre cose, annuì lui, spingendo il libro verso la donna. Adeline accarezzò di nuovo la copertina, quindi ne sfogliò le pagine con aria decisamente poco convinta. Dimmi che non lo hai trafugato come le decine di libri che si trovano in casa tua. Non ne troveresti nemmeno uno, disse lui. E al conseguente sopracciglio sollevato della donna aggiunse: Hanno bruciato tutto. Non mi è rimasta neanche una pagina. Chi? Non ha importanza, fu pronto a rispondere. Comunque il libro è mio, adesso. Ed è una grande arma, Adeline. Con tutta la polvere che c'è sopra, direi di sì, commentò scettica. Ci sono incantesimi molto potenti all'interno. La donna aprì il libro e glielo mostrò. Filtri d'amore e di morte? Lesse, al contrario. Sai che queste sono solo stupidaggini per le streghe della domenica! L'uomo le sorrise. Tu comunque tienilo, disse. Io non posso portarlo con me. Adeline stava per replicare qualcosa che non caveva capito niente, per dirne una ma il telefono delluomo squillò proprio in quel momento. Ne seguì una brevissima telefonata in cui non parlò che la persona dallaltra parte della cornetta, quindi luomo si voltò verso di lei col volto più bianco di quando era entrato. Devo andare. Dove? Il libro, Adeline, ripeté lui. Lei lo rincorse fino alla porta, cercando di fermarlo. Che succede? Chi ti sta inseguendo? Luomo sorrise. Guarda sempre alla base delle cose. Adeline rimase a fissarlo, per qualche istante. Alla base
cosa?
Aspetta! Adeline tornò in cucina. Sul tavolo cera ancora la tazza fumante
e quel benedetto libro, enorme e borchiato che sembrava guardarla con sufficienza.
Che diavolo sei, tu? Gli chiese lei. Il libro era vecchio e rilegato alla vecchia maniera le pagine erano di pergamena! ma nonostante vi fosse scritto in lingue importanti come il greco e il latino, oltre che in francese, spagnolo e perfino russo, sembrava che nessuna di quelle parole servisse a qualcosa di utile. Perché mai prendersi la briga di riunire tanta spazzatura e scriverla pure in bella calligrafia? Una volta arrivata in fondo, ricominciò da capo. Non capiva, eppure qualcosa doveva esserci. Lui che si faceva vivo dopo tutti quegli anni e le lasciava un libro senza nessuna importanza. Guarda sempre alla base delle cose. Adeline sentì chiaramente qualcosa spostarsi nella sua testa. Sfogliò
il libro velocemente, cercando. Una volta, quando ancora erano insieme a Berlino
no, Praga! e dovevano far avere dei documenti ad una certa persona,
avevano ideato un sistema per far passare le informazioni sotto il naso di chi
non doveva leggerle. Sfogliò ancora. Se non ricordava male, era una questione
di frasi, anzi di parole, lasciate alla base della pagina. Alla base delle cose
Vediamo che cosa volevi dirmi.
David aveva smesso di farlo esattamente quattro anni prima, quando Noël si era definitivamente trasferito a casa sua. Dal preciso momento in cui il ragazzo aveva messo piede oltre la soglia di casa, niente aveva mai più avuto un orario. Potresti mangiare un po più in fretta? Siamo in ritardo, esclamò, cercando di farlo nel modo più gentile possibile. Non siamo in ritardo perché non abbiamo un orario, protestò Noël, senza fare una piega. Si leccò le dita sporche di marmellata e bevve un sorso di latte. Sarebbe utile arrivare dallantiquario prima che chiuda. Sono solo le dieci, Dadà. Rilassati! Il ragazzo sorrise, uscì dal letto, prese il vassoio e si avviò giù in cucina a riportarlo con David dietro che si lamentava di cose a caso, tipo la spesa da fare, le fotografie da sviluppare e altre decine e decine di commissioni che non sarebbero mai stati in grado di fare entro la mattinata. E allora le faremo nel pomeriggio, concluse Noël dopo aver messo la tazza nel lavandino e averla riempita dacqua. Quindi si voltò, ritrovandosi David subito dietro, pronto a lavare le stoviglie. Riesci a lasciarle nel lavandino per qualche ora? Scherzò. Ma se intanto le lavo mentre tu- Noël lo zittì con un bacio. Devo solo farmi una doccia. Cinque minuti, niente capelli, lo rassicurò, con un mezzo sorriso. E tu sei già troppo stressato per essere solo linizio della settimana. Quindi adesso ti siedi e guardi qualche assurdo programma dei tuoi o leggi un libro; ma per cortesia, datti una calmata. Cosè tutta questa gentilezza improvvisa nei miei confronti? David sollevò un sopracciglio. Mi preoccupo per la tua salute, rispose compunto il moro. Non vorrei che con tutto questo nervosismo, a novembre tu non sia in grado di compiere il tuo dovere. A novembre? Cosa devo fare a nov- Lo sguardo di Noël fu più che sufficiente. Oh. E un Oh bello impegnativo, sai? Non si tratterà solo di Novembre ma di tutti i giorni della tua vita finché avrai abbastanza vigore da- Ok, adesso basta! Lo zittì lui, girandolo di peso e spedendolo verso il bagno. Fatti questa doccia, e andiamo. Bacio? David obbedì, pur conoscendone le conseguenze. In meno di mezzo secondo, come al solito, si ritrovò un diciassettenne spalmato addosso come una copertina di lana. Mhn.. Noël? Doccia. Bacio. Capito. * Il bagno di casa Maier-LeFevre non era enorme ma bastava per due. E non era mai chiuso mai, ma proprio mai. Si entrava e si usciva, e nel caso lo si fosse fatto nel momento sbagliato, si prendevano le urla e si incassavano le spalle. In realtà questo succedeva di rado perché i due sapevano esattamente quando e come potevano essere presenti. Noël, poi, ne aveva fatto unarte. Erano quattro anni che David non si faceva la barba senza che lui, lì di fianco, si piastrasse i capelli, si facesse le sopracciglia o peggio si lavasse i denti, camminando avanti e indietro e spargendo dentifricio ovunque. In quel preciso momento, Noël se ne stava seduto sul bordo della vasca, aspettando che si riempisse. Cinque minuti per fare la doccia o venti minuti per fare il bagno, per lui suonavano allo stesso modo. Sempre di minuti si trattava. E in fondo era ancora presto, la libreria antiquaria era ancora aperta e lui non aveva nessuna voglia di correre. Scelse il bagnoschiuma al sandalo a cui David teneva come fosse stato doro e che lui, puntualmente, usava in quantità industriali solo per poi uscire e profumare esattamente di David. Quindi decise che lacqua fin quasi allorlo poteva bastare e simmerse, emettendo un mugolio compiaciuto. Era l'ultima settimana di giugno e Noël era definitivamente entrato in uno stato di grazia e pace cosmica che sarebbe durato fino a metà settembre quando la scuola avrebbe riaperto i battenti costringendolo ad affrontare l'ultimo tediosissimo anno delle superiori. Gli esami finali del quarto anno erano andati molto più che bene, come del resto già aveva previsto. I risultati non erano ancora usciti ma era perfettamente in grado di giudicare i propri scritti ed era certo - senza ombra di dubbio - che metà della commissione aveva trovato molto interessante la sua esposizione delle materie e l'altra metà - vivaddio - era composta da donne con le quali era bravissimo a cinguettare. In quanto all'insegnante di educazione artistica, condividevano un certo disinteresse per le ragazze e l'amore per il rinascimento italiano, per cui più che un esame era stata una piacevole discussione sulle tecniche pittoriche. Adesso lo aspettavano due mesi di svago assoluto in compagnia di Shatha e di tutti gli altri loro amici, che erano un milione e avrebbero colonizzato casa con grande gioia di David. E naturalmente progettava anche di chiudere più volte il suo amore in casa e vedere di anticipare i tempi, perché novembre era vicino ma non troppo e lui cominciava a stancarsi. Cominciava ad avere anche una certa urgenza, per dire. Cerano delle mattine in cui era quasi imbarazzante doversi svegliare e attestare che il suo cervello di notte non aveva affatto dormito e si era dato alla pazza gioia pensando a David. E dopo limbarazzo veniva pure la frustrazione perché quelluomo proprio non ne voleva sapere di venir meno ai suoi fastidiosi principi morali e allungare le mani e magari stringerle e muoverle * David guardò lorologio. Avrebbe dovuto saperlo che i cinque minuti di Noël duravano quanto le mezzore degli altri esseri umani. E loro erano in ritardo sulla sua tabella di marcia, della quale non fregava niente a nessuno, ovvio, ma che dovevano seguire comunque perché altrimenti non sarebbero riusciti a fare un bel niente. Quindi era ora che uscisse da quella doccia o la smettesse di farsi i capelli che tanto sicuramente erano più che in ordine e che non gli venisse in mente di fare le sfilate di moda per scegliere un paio di pantaloni e una maglietta perché non aveva intenzione di aspettare oltre. Noël, hai finito? Spalancò la porta. Siamo in ritardo! Sbottò David, furiosamente in imbarazzo,
uscendo dalla stanza listante successivo, esattamente comera entrato.
Di corsa, sbraitando e agitando le braccia. Se mi facessi la cortesia di smetterla di parlare e magari andassi pure da unaltra parte, io potrei finire e potremmo raggiungere il tuo antiquario, commentò Noël, con tutta la flemma del mondo. E allidea di immaginarselo ancora nella vasca e ancora intento nella faccenda lo mandava ai pazzi, con tanti saluti alla sua tempra morale. Non so tu dal momento che hai deciso di non farmi partecipe della nostra vita sessuale - ma io ho bisogno di una certa concentrazione. Noël! David sgranò tanto docchi nel corridoio. David non mi stai dando una mano, così arrivò dal bagno, sempre col solito tono. La storia della mia vita con te, per altro. Sei indecente! E tu un rompiballe! Sbraitò il ragazzino. Ora, visto che non hai nessuna intenzione di fare il tuo dovere, né parte di esso, vedi di levarti di torno. David si allontanò borbottando sullassoluta scostumatezza dei ragazzini di oggi, quindi decise che era meglio aspettarlo in ufficio, magari mettere a posto quel centinaio di documenti sparso sulla scrivania e togliersi dalla testa Dio, perché a me? limmagine di quella vasca da bagno e del corpo nudo che vi aveva scorto allinterno. * Noël ebbe la buona creanza di presentarsi con due ore di ritardo rispetto alla tabella di marcia originaria, ovviamente senza ritenersi in dovere di dare delle scuse o altre amenità di questo tipo. Tirato a lucido, pettinatissimo, e palesemente molto rilassato, recuperò la tracolla dallattaccapanni e dedicò a David un sorriso smagliante. Andiamo? Sono le undici e mezzo, gli fece notare luomo mentre chiudeva lufficio e Noël si guardava intorno, notando che cera un mucchio di gente per strada adesso che le scuole erano chiuse. Cè il sole. Odio il sole, commentò, ignorandolo del tutto. Andiamo in macchina? Pensavo di prendere la metro. Noël gli lanciò una delle sue occhiate esplicative in grado di esprimere concetti lunghissimi quali E piena estate, prendono tutti quanti la metro e nei tunnel ci saranno 30 gradi. Io non ho alcuna intenzione di sudare. ma suppongo che useremo la macchina, anche se il negozio dellantiquario è dallaltra parte della città e per arrivarci dovremo attraversare il Périphérique allora di pranzo, quando ci sarebbero bastate due fermate di metro. Esattamente, fu subito daccordo Noël, che si stava infilando gli occhiali da sole. Quando raggiunsero lauto, Noël ebbe modo di lamentarsi del fatto che a lasciarla sotto il sole era diventata un forno, e che David dovesse prima far partire laria condizionata che funzionava solo a salti perché quel maggiolone era un macinino e si poteva sapere quando David aveva intenzione di cambiarlo? e poi forse lui sarebbe salito. Va meglio, ora? Chiese luomo, dopo che la temperatura interna del maggiolone ebbe raggiunto lo zero assoluto e avesse preso a nevicare dai bocchettoni mentre i pinguini pattinavano sul portapacchi. Meglio, sì. Grazie, amore, cinguettò il moro, lasciandogli un bacio su una guancia mentre si agganciava la cintura. David sospirò. Tutta quellaria condizionata avrebbe contribuito in maniera disastrosa al buco nellozono e, a sentire Miranda, per espiare un peccato simile contro Madre Natura probabilmente lo aspettavano mesi e mesi di digiuno karmico. Posso mettere su i Placebo? Sì, grazie, Noël si chiese e si rispose da solo, accendendo la radio che era esageratamente fuori posto in quella macchina cadente, dal momento che era lultimo ritrovato della tecnica e oltre ad avere prese USB e collegamento iPod, aveva pure la mascherina simile alla plancia comandi di un aereo dellaviazione militare ed emetteva lucette colorate fastidiosissime. David sospirò di nuovo, immettendosi nel traffico cittadino, non ancora sfoltito dallestate incombente e si preparò a farsi tutto il viaggio con la voce nasale di Brian Molko che riempiva labitacolo, disgustosamente troppo alta per le sue orecchie di trentenne. Che tipo è questo antiquario? Chiese Noël, incrociando le lunghe gambe sul sedile. Non ne ho idea, il nome me lo ha dato tua sorella, fu la risposta che era un modo gentile per dire che, con ogni probabilità, era uno squinternato che Miranda aveva conosciuto chissà dove e, soprattutto, chissà perché, il quale non avrebbe fatto altro che far perdere loro del tempo, oppure avrebbe sì dato loro quello che cercavano ma lo avrebbe fatto passando per vie traverse così traverse che avrebbero finito per ritrovarsi in luoghi in cui non avrebbero mai voluto; come quella volta che per trovare un antico artefatto sudamericano, erano finiti ad un rave party a casa di Dio, tra una retata della polizia e tanto di quellecstasy che la gente camminava in ginocchio. Lartefatto lo avevano trovato, sì, alla fine, ma erano stati quasi arrestati e aveva perso Noël due volte in mezzo a quel casino. Noël si mise a frugare nel tascapane e ne tirò fuori una gomma da masticare che si lanciò in bocca. Lo sai che ha un nuovo fidanzato? Cosè il quinto questo mese? Commentò David, distrattamente, svoltando al semaforo. Il sesto, precisò il ragazzo. Dopo Julien, cè stato Antoine. Pensavo che non le interessasse. Non le è interessato finché non è saltato fuori che faceva yoga, commentò Noël, con un sorrisetto allusivo, intanto che sfogliava la sua agenda che non si chiudeva nemmeno più tanto era piena di adesivi, fogli e foglietti. La strana flessibilità dimostrata da un corpo umano nella posizione del Cobra la incuriosisce sempre. David non riuscì a trattenere una risatina. Che cosa stai facendo? Chiese poi, lanciando unocchiata al ragazzo al suo fianco. Cerco una serata libera per andare in discoteca, fu la risposta. David colse il bagliore elettrico di una scritta in evidenziatore che diceva Terzo Piercing. Hai intenzione di farti un altro orecchino? Chiese, cercando di far suonare la domanda il più casuale possibile. Noël gli piantò in faccia due occhioni ambrati, tranquillissimi. Pensavo allombelico, ti piacerebbe? Non saprei, forse Sarebbe qui, tipo, continuò Noël, arcuandosi sul sedile e sollevando la maglietta per mostrargli il pancino, appena un po rotondo. Un anellino, eh, niente di che. David si voltò, si ritrovò la pancia nuda di Noël davanti, rischiò di sbandare, quindi ostentando un autocontrollo inesistente sterzò evitando la mamma con carrozzina sul marciapiede e si schiarì la voce. Non deve piacere a me, rispose. Oh sì che ti deve piacere, commentò il ragazzo, tornando a sedersi composto e decidendo che il quattro luglio era un venerdì perfetto per andare a ballare. Sei tu che ci devi giocare, poi. Non mi va di farlo e poi vederti storcere il naso ogni volta che mi spogli. Noël, io non ti spoglio. Il moro si strinse nelle spalle. Dovrai farlo, prima o poi, commentò. E allora deve piacerti. David sospirò. E devi farlo per forza? No, ovvio ma mi piace lidea, fu la risposta. Potrei farne un altro alla bocca, se alla pancia non ti va bene. A quel punto David decise saggiamente che fosse meglio non visualizzare le
labbra di Noël ornate da un secondo anellino e preferì parcheggiare,
dal momento che erano arrivati. Noël non si risparmiò di commentare con un sarcastico: Uhm, bel posto. Proprio da Miranda. * La libreria antiquaria non era in realtà una vera libreria, e non era nemmeno antiquaria a voler essere pignoli. Quel che David sapeva delle librerie antiquarie era che erano luoghi poco frequentati, pieni di scaffali alti fino al soffitto, riempiti di libri fin quasi ad esplodere, il tutto condito da quintali e quintali di polvere. Ora, in quel posto la polvere cera ma gli scaffali non erano ricoperti di libri quanto più di una varietà di oggetti diversi e tutti quanti molto strani. David notò degli ombrelli, vecchissimi cappelli degli anni venti, una decina di contenitori trasparenti pieni di bottoni e anche una mensola con una serie di quei barattoli pieni di finti feti di drago. Noël di fianco a lui si sistemò gli occhiali sulla testa e guardò con aria scettica il marasma che affollava la minuscola ed unica stanzetta di quel negozio. Dici che ci sono anche dei libri sotto tutta questa roba? Lo spero, si ritrovò a mormorare. Ehm signor Bernard? Eccomi! Eccomi! Arrivò una vocetta da dietro unorrenda riproduzione della venere del Botticelli con un turbante di seta in testa e quattro cammelli intorno alla conchiglia. Noël ebbe giustamente un fremito di disgusto. Arrivo! Quello che si presentò davanti a loro era un ometto alto non più di un metro e cinquanta, con la barba malfatta e un principio di calvizie sulla sommità della testa. Lei devessere il signor Maier, commentò con un sorriso, per poi rivolgere un cenno al ragazzo. E tu sei Noël, immagino. Miranda mi ha parlato così tanto di te che non mi sei per niente nuovo. Le ha parlato di me? Chiese Noël mentre lo seguivano al bancone. Il signor Bernard annuì, sgomberando la superficie. Oh sì, cara ragazza Miranda. Ogni tanto passa di qui e mi porta una tisana. Si siede e mi fa un po di compagnia, spiegò. Suo padre mi ha tirato fuori dai guai qualche hanno fa. David tendeva a dimenticarsi che il padre di Miranda era un avvocato. Era facile dimenticarselo quando lo avevi visto girare per Parigi con addosso soltanto un pareo e un paio di infradito come un nuovo figlio dei fiori. Miranda le ha detto del libro? Chiese. Mi ha accennato qualcosa sì, ma non molto. Lo avete con voi? David glielo mostrò e attese pazientemente che luomo lo esaminasse con attenzione, calcandosi sul naso un paio di occhiali rettangolari e polverosi come il resto del negozio. Nel frattempo, Noël prese a gironzolare tra gli scaffali, infilando le dita dappertutto e mostrandogli di tanto in tanto barattoli dai contenuti più strani. E un quaderno di strega, disse alla fine il vecchietto, pensieroso. La cosa che mi stupisce è che non ne sono rimasti in giro molti e sono tutti antichissimi. Questo, invece, non avrà più di un centinaio di anni, eppure è originale. E questo cosa significa? Chiese David, lasciando che Noël si perdesse fra le cianfrusaglie. Luomo sospirò, continuando a fissare il libro e a sfogliarne le pagine. Innanzi tutto che non è schedato. Non fa parte di nessuna collezione o di nessuna serie, è fuori dal circolo, insomma. Quindi non possiamo risalire al proprietario? Luomo sembrò tentennare qualche istante. Beh, questo non è corretto, disse alla fine. Posso sempre fare un tentativo. Conosco delle persone che potrebbero saperne qualcosa. Sarebbe fantastico, David afferrò un foglio e una penna e vi scarabocchiò sopra il proprio numero di cellulare. Non appena sa qualcosa mi faccia sapere. Nessun problema. Luomo si voltò in cerca di Noël e se lo vide spuntare fuori con in mano una manciata di catenine ed anelli. Certo che ne ha di roba qua dentro, commentò. Raccolgo oggetti dalle soffitte da quando ancora nemmeno tuo padre era nato, rispose il vecchio. Oh non saprei, Noël si strinse nelle spalle. Io non ho idea di quando sia nato mio padre. Magari è vecchissimo! Comunque, prendo questi. Il vecchio riunì gli acquisti di Noël e fece il conto, riconsegnandogli il tutto in un sacchetto di plastica. Sono 48 e 50. Noël tirò fuori il portafoglio dalla tasca posteriore dei pantaloni e ci guardò dentro prima di voltarsi con un sorrisone verso David. Hai per caso Non dirlo, lo fermò, ormai rassegnato. Pagò e quindi trascinò il ragazzino fuori dal negozio prima che potesse scorgere qualche altro gingillo su cui mettere le mani. * Quando rientrarono in ufficio trovarono ad attenderli una sgradita sorpresa. Sorpresa perché non se laspettavano e sgradita perché si trattava forse dellunico cliente che avrebbero voluto poter davvero evitare. Tale individuo, che per larghezza copriva tutta lentrata della Paranormal Parisienne e per altezza arrivava a malapena a metà del vetro della porta, li tormentava da quasi due anni presentandosi ad intervalli quasi regolari di quindici giorni ed esponendo loro problemi assolutamente inesistenti. Le prime volte avevano tentato di farlo desistere, cercando di fargli capire che non aveva in casa nessun fantasma o spirito maligno poi, dopo un anno, avevano rinunciato a spillargli soldi legalmente e avevano preso a fingere di esorcizzare qualunque cosa lui sottoponesse alla loro attenzione. Lunica cosa che David si era moralmente sentito in dovere di fare era stata quella di abbassare le tariffe solo per quelluomo in modo tale da non sentirsi troppo in colpa se dopo una sedicente benedizione mistica della stanza, gli chiedeva qualche euro tanto per il disturbo. In generale, il più delle volte si limitavano a dargli una spolverata ai soprammobili con una di quelle minuscole scope di saggina che di solito Miranda usava sul suo altare. Il tipo, alla fine, li salutava, convinto che lo avessero liberato da chissà quale maleficio. E in anticipo, constatò Noël mentre si fermavano dallaltra parte della strada ad osservarlo da lontano. E stato qui solo la settimana scorsa. Forse se ci voltiamo e camminiamo molto velocemente, siamo ancora in tempo per fuggire. Troppo tardi, ci ha visto, sibilò il ragazzino tra i denti, esibendosi in un sorriso falso come lottone mentre ricambiava il saluto delluomo paonazzo che si sbracciava nella loro direzione. Quando lo raggiunsero di fronte alla porta a vetri della Paranormal Parisienne, luomo si stava frizionando la fronte con il fazzoletto e sbuffava come se avesse fatto numerose rampe di scale. Meno male che siete arrivati, esclamò, quando riuscì a trovare laria per farlo. Sono qui da quasi due ore e la mia è una situazione della massima urgenza. David dubitava fortemente che potesse esserlo ma si apprestò con grande rassegnazione a dare ascolto a quella piaga umana mentre Noël apriva lufficio e faceva strada allinterno. Di che cosa si tratta, signor Bonnet? Gérard Bonnet si accomodò sulla sedia di fronte alla scrivania senza essere stato invitato e si servì delle caramelle come fosse stato a casa sua. Si tamponò la fronte un altro paio di volte prima di iniziare a raccontare la propria storia. Sento un terribile odore, disse, guardando David con gli occhi rotondi ed enormi dietro le lenti degli occhiali spesse due dita. Per tutta la casa. Dopo le prime due parole, Noël aveva già alzato gli occhi al cielo. Fosse stato per lui sarebbe salito in casa a farsi gli affari suoi ma David lo aveva pregato di non allontanarsi dallufficio se cera un cliente allinterno, soprattutto se il cliente in questione era il signor Bonnet. Lidea di rimanere da solo con quelluomo lo terrorizzava parecchio, e non poteva biasimarlo. Un odore? David tirò fuori lonnipresente taccuino degli scarabocchi e finse, come sempre, di prendere appunti. Di solito le manifestazioni olfattive sono legate alla presenza di santi. Certo, certo! Annuì lometto pingue, stritolando tra le dita il fazzoletto, ma di solito il profumo che si sente è un buon odore. Di viole, di rose E lei che odore sente? Chiese Noël, seduto a gambe incrociate sul divano, lo specchietto da borsa sulle ginocchia, intento a cambiare lordine degli orecchini. Luomo gli lanciò solo unocchiata veloce, di solito preferiva discutere con David, perché riteneva Noël troppo giovane per occuparsi di questi importanti problemi esoterici. Non saprei con esattezza, ma è un cattivo odore, rispose. Un cattivissimo odore. Rende laria irrespirabile, deve essere qualcosa di malvagio. Il demonio, probabilmente. Gli occhi di Noël corsero di nuovo al soffitto mentre si lasciava sfuggire un sorrisetto, giusto mentre il loro cliente tornava a guardare David. Quando il signor Bonnet si presentava in ufficio non era mai per niente di meno che il demonio. Spesso nella figura di lui stesso medesimo e non di una qualche apparizione minore come demoni sottoposti o cose di questo tipo. Negli ultimi due anni il Principe degli Inferi aveva visitato la casa di quelluomo un numero considerevole di volte, tanto che cera da chiedersi che cosa contenesse per far tanta gola allInferno. Peccato che Lucifero non si fosse mai scomodato davvero. David disegnava margherite. E questo odore da dove proviene? Una foto? Un oggetto? Il signor Bonnet scosse violentemente la testa. Non saprei dirle, non saprei dirle, disse, guardando David con occhi pieni di ansia. E ovunque, prende tutta la casa. E quando ha iniziato a sentirlo? Questa mattina. Mi spieghi con precisione. Con quella frase standard, David si assicurava mezzora di tranquillità durante la quale luomo raccontava e lui non ascoltava che una parola su due. Tanto la storia era sempre la stessa. Iniziò a colorare i quadretti del foglio di carta, uno sì e uno no, chiedendosi a quante righe sarebbe arrivato questa volta. Stamattina, come ogni mattina, mi sono svegliato alle sette precise, lo so perché oltre alla mia sveglia, le campane della chiesa di Saint Gervais, in Rue Barres, spaccano sempre il minuto. Ho preparato come sempre la mia colazione Un cappuccino con cioccolata, due croissant appena sfornati, fragranti e ben cotti, e del succo darancia, lo anticipò Noël, che avrebbe potuto leggergli nel pensiero ma che non ne aveva affatto bisogno. Ogni resoconto del signor Bonnet iniziava con la descrizione minuziosa della sua prima colazione, che era sempre la stessa. Luomo lo guardò un po basito. Esattamente, balbettò. Dice che è stato questo, a scatenare il maleficio, dico, la mia colazione? Vi è già capitato che tali pietanze fossero collegate a No, commentò secco David, con unocchiataccia al ragazzino,
che sorrise. Noël ha solamente una buona memoria. Vada avanti, la
prego. Sì, dunque, luomo recuperò il filo del proprio assurdo discorso e proseguì. Inizialmente non cho fatto caso, vivo in un palazzo e capita spesso che dallappartamento di fianco al mio provengano odori e rumori molesti. Così mi sono preparato per la giornata, ma lodore pungente persisteva e mi inseguiva in sala da pranzo, in camera da letto e perfino in bagno! Il signor Bonnet espresse tutto il suo disappunto per la profanazione del gabinetto con un ampio gesto di entrambe le braccia, subito imitato da Noël che, per farlo, aveva interrotto momentaneamente la riorganizzazione dei suoi piercing. Ne teneva ancora uno in mano e, se David vedeva bene, era quello che di solito finiva al sopracciglio. Sono uscito per fare le mie commissioni, convinto che fosse una cosa momentanea ma quando sono tornato a casa lodore era perfino peggiorato. Credo che lasciar passare del tempo non sia stata una scelta saggia, continuò. Linfestazione devessersi propagata ulteriormente. A quel punto ho deciso che fosse meglio non rientrare in casa e sono corso subito qui, ma lagenzia era chiusa. David penso che non avesse lobbligo di spiegargli il perché. E non ha sentito nientaltro? Nessun suono, magari risate o campanelli? Chiese. Ben otto file di quadretti. O lui era estremamente veloce a colorare o quelluomo si faceva ogni giorno più lento. Solo il cattivo odore? Solo il cattivo odore. David colorò unaltra fila di quadratini. Uno sì e uno no, stando ben attento a non uscire dai bordi. Era bravissimo a fingere di valutare la situazione. Mise su unespressione molto professionale e pensò a come cavarne le gambe senza dover perdere necessariamente il resto della giornata. In più mise in conto di dover versare dellidraulico liquido in qualche lavandino, perché quello sembrava uno scarico intasato. E molto grave? Chiese il signor Bonnet, inquietato dal silenzio prolungato. Crede che sarà il caso di avvisare la Curia o lArcivescovado? Cè bisogno di un esorcista? Noël si ritrovò a pensare che lunico esorcista di cui avessero bisogno era il film di William Friedkin del 1973 che, fra parentesi, lui e David non vedevano da almeno due anni. Si segnò mentalmente che una di quelle sere avrebbero potuto farsi una bella maratona di film horror e ridere sistematicamente delle idiozie che ognuno di essi conteneva. Con Rosemary Baby ci avevano fatto tante di quelle risate che era praticamente diventato un film comico. No, non credo proprio che scomoderemo il vescovo, signor Bonnet, commentò alla fine David, con un sospiro molto rassegnato. Si alzò dalla poltrona e recuperò il cappotto. Io e Noël verremo a dare unocchiata di persona e risolveremo la situazione. Noël si trascinò fino alla propria borsa, decidendo che poteva
dimostrare il proprio disappunto dando il via ad una lunga e dispendiosa discussione
con Shatha via sms. * David si premurò di parcheggiare il più vicino possibile alla casa delluomo che per altro, precedendoli a piedi, aveva fatto prima di loro Dio solo sapeva come. Noël si lasciò scivolare fuori dallauto, ancora attaccato al cellulare, con il quale Shatha gli aveva fatto sapere che sarebbero potuti uscire quel fine settimana. Lui era particolarmente felice di questo, visto che non vedeva la sua migliore amica da un tempo infinitamente lungo. Tipo quattro giorni. David scaricò dal bagagliaio una borsa di cianfrusaglie che sarebbero sicuramente servite allo scopo. Era importante mostrare al signor Bonnet quanti più attrezzi del mestiere possibile, meglio se assolutamente inutili. Che cosa pensi di fare? Gli chiese Noël, dopo essersi nuovamente infilato in tasca il telefono. Il solito, naturalmente, rispose David, passandogli una seconda borsa dal quale spuntavano qualche candela e un curioso oggetto ricurvo di cui, francamente, perfino lui ignorava lutilizzo. * Sei sicuro che questo funzioni? Chiese il signor Bonnet, osservandolo con unaria così scettica che Noël si sentì perfino un po offeso. In quella casa non gli si dava abbastanza fiducia, ecco cosa. E dire che era lui quello con i poteri se si voleva escludere David e la sua strabiliante capacità di non possedere onde cerebrali. Si sedette ancora più composto e posò le mani sulle ginocchia, chiudendo gli occhi con aria molto mistica. Abbia fiducia, signor Bonnet, pronunciò con una finta aria da estasi spirituale. So quello che faccio. Accenda la musica, per cortesia. Luomo, seppur ancora un po dubbioso, fece come gli era stato detto e premette il pulsante di accensione del vecchio stereo rotondo che i due si trascinavano dietro in situazioni del genere. Nella stanza si diffusero le prime note di una canzone a caso della McKennitt che era in quel cd solo ed esclusivamente perché il cd era di Miranda. Mai e per nessuna ragione al mondo Noël avrebbe voluto una roba del genere nel suo iPod. Ad ogni modo, si rilassò facendo schioccare le vertebre del collo e quindi attese lattacco della musica per sollevarsi in piedi, con molta lentezza. Noël andava spesso a ballare in discoteca, era una cosa che gli piaceva fare non tanto per il ballo in sé nel quale non era neanche particolarmente bravo quanto per il fatto che lidea di scendere in pista vestito in un certo modo e sapere, con assoluta certezza, che gli bastavano un paio di pantaloni per farsi guardare era divertente. In quanto al ballo vero e proprio, lanno prima era cresciuto troppo in fretta in altezza perché avesse imparato come gestire le braccia e le gambe che si ritrovava così, spesso e volentieri, un movimento sensuale diventa piuttosto goffo, o faceva cadere cose quando ancheggiava. David aveva devastato centinaia di momenti potenzialmente erotici scoppiando a ridere in malo modo. In quel preciso momento David, che ufficialmente stava rilevando con una normalissima lente dingrandimento del cartolaio tracce ectoplasmatiche di rilevanza esoterica non indifferente, si fermò sulla porta per assistere alla trance mistica dellunico vero esper dellagenzia. Noël chiuse gli occhi e gettò le braccia lungo i fianchi, muovendosi avanti e indietro come gli aveva visto fare centinaia di volte, andandolo a prendere la notte alle due o peggio quando Noël lo trascinava a ballare e quindi a subire la tortura fisica dei suoi strusciamenti per molte ore e troppi pochi alcolici. Mentre David sembrava particolarmente attratto dallancheggiare perpetuo dei fianchi del suo assistente, il signor Bonnet non era altrettanto convinto. Che cosa sta facendo? Sussurrò, avvicinandosi alluomo. Chiama a raccolta gli spiriti, inventò sul momento David, trattenendo a stento una risatina quando uno dei volteggi di Noël quasi buttò giù dal mobile la riproduzione di un vaso Ming, nel quale un anno prima avevano finto di trovare una maledizione che giustificasse in maniera paranormale un normalissimo calo della corrente elettrica. E questo a cosa dovrebbe servire? David non staccava gli occhi di dosso da Noël, agitando a casaccio la lente nellaltra mano per dimostrare di stare continuando a cercare tracce ectoplasmatiche. Li riunirà tutti qui e poi li annienteremo, immagino, commentò per niente interessato. Trattenne a stento una risatina quando Noël perse visibilmente il ritmo e per almeno due minuti si mosse assolutamente fuori tempo, infilando un piede sul sottovaso di una pianta, rischiando di ribaltarlo. Il moro aprì un occhio e lo vide sghignazzare. David, quei residui ectoplasmatici? Chiese. Li vogliamo trovare o vuoi venire tu a richiamare gli spiriti? Vado, vado, borbottò luomo, riprendendo linutile ricerca. Loreena McKennitt, a quel punto, aveva ampiamente finito di cantare così, prima che iniziasse di nuovo a farlo non pensava di poter reggere due canzoni di fila Noël decise che era tempo che il signor Bonnet facesse qualcosa per la sua casa. Signor Bonnet, venga qui, disse, aprendo gli occhi di scatto, mi dia una mano. Luomo obbedì, colto di sorpresa. In due anni che chiedeva loro aiuto questa era la prima volta che gli chiedevano di fare qualcosa. Sì? Noël tirò fuori dalla borsa un tappetino bianco arrotolato e lo svolse a terra, nel bel mezzo del soggiorno, dopo aver spostato un tavolino da caffé così assurdamente atroce che si chiese se non fosse il caso di dare la colpa a quello e quindi distruggerlo inventandosi un sacro martello di Thor o robe simili per farlo a pezzi. Che cosè? Gli chiese subito il loro cliente, quando ebbe finito di sistemare. Il tappetino in questione era bianco con una serie di enormi pallini colorati sopra. Accanto ad esso, Noël aveva posizionato un piccolo rettangolo di carta con una freccia sopra. E un tappetino mistico di richiamo ectoplasmatico mediante lutilizzo del corpo terreno. Luomo sembrò molto colpito, così Noël si legò i capelli in un codino basso e proseguì. Dal momento che questa è la sua casa e che palesemente gli spiriti stanno cercando di comunicare con lei, in qualche modo Con me? Sì , con lei, ripeté il ragazzo. Gli spiriti vogliono sempre comunicare, non lo sapeva? Comunque, visto che la casa è sua, credo che il suo corpo sarebbe un buon catalizzatore per lenergie psichiche. Qualunque cosa fossero, pensò Noël. In ogni caso, il corpo del signor Bonnet sarebbe stato un buon catalizzatore per qualunque cosa visto che era oggettivamente qualcosa di enorme. Tu dici? Dico sì, insistette Noël. Ora per cortesia, faccia girare la freccia hum mistica. Il signor Bonnet sembrava dubitare che quel tappetino in vinile potesse in qualche modo liberarlo dagli spiriti ma dallultima volta che Noël gli aveva sbraitato contro isterico non osava più davvero mettere bocca, così fece girare la freccia. Bene. Piede destro sul giallo, mano sinistra sul blu. Coraggio, il ragazzino indicò il tappeto. Il signor Bonnet si piegò con uno sforzo tremendo e con la stoffa dei pantaloni che gli tirava pericolosamente sul sedere. Così? Giri di nuovo la freccia, esclamò impietoso Noël. Luomo obbedì di nuovo. Mano destra sul rosso e piede sinistro sul blu, decretò il moro. Non credo di riuscirci, Noël. Il ragazzino lo guardò molto seriamente. Vuole forse che le forze mistiche infernali abbiano il sopravvento? No certo che no! E allora coraggio. Mano destra sul rosso * Lodore di cui andava lamentandosi quelluomo, era effettivamente
fortissimo. Il suo primo obbiettivo fu ovviamente il frigorifero ma allinterno, a
parte quattro ripiani di cibarie riposte in maniera maniacale dentro contenitori
in plastica col tappo ermetico, non cera assolutamente niente di anormale.
Così passò al lavandino che scintillava e al forno che era così
pulito da dare lidea che non fosse mai stato usato. La pattumiera era
stata svuotata. Eppure lodore veniva da lì. Che cosa cavolo.. Noël gli sorrise angelico. Richiamo ectoplasmatico mediante corpo terreno... o qualcosa di simile, comunque, lo liquidò agitando la mano con noncuranza. E mentre il signor Bonnet si contorceva alle sue spalle, chiese: Lo hai trovato questo benedetto spirito o devo tirare fuori anche Indovina chi e Pictionary? David sollevò il suo sacchetto della spazzatura. Mimò le parole
limone marcio, quindi sorrise in direzione delluomo che stava per essere
stroncato da un infarto sul pavimento del proprio soggiorno. D-davvero? Sì, si tiri pure su in piedi, ecco, le do una mano, David lo aiutò a rimettersi in piedi, lanciando unocchiataccia a Noël che alzò gli occhi al cielo, incrociando le braccia. Lo spirito è lì dentro? Più o meno, fu la risposta. Bene, bene, luomo annuì a se stesso, come cercando di convincersi che non sarebbe morto di lì a poco per un intervento demoniaco. Per il compenso? Le faremo avere la fattura rispose. Abbiamo già i suoi dati. Ottimo, ottimo, borbottò ancora luomo. Lasciarono la casa che era ancora intento a fissare il vuoto e David sospettava fosse per il sangue che gli era andato alla testa grazie alla grande trovata di Noël. * Noël non aveva neanche richiuso la portiera dellauto che già si stava lamentando del tempo perso. Dovremmo dire a quelluomo che gli spiriti, in due anni, non lo hanno mai considerato nemmeno di striscio. E ora che se ne faccia una ragione, non possiamo mica continuare a pulirgli casa ogni due settimane! Con i soldi che ci deve anche questo mese, forse riusciamo ad andare in Italia per Natale, commentò David, mettendo in moto. Gli occhi di Noël divennero due perline luminose. Sognava quel viaggio in Italia da quasi tre anni. David gli aveva promesso di portarcelo di portarlo in un posto in cui non era mai stato con nessun altro prima e lui aveva scelto lItalia ma non erano mai riusciti a mettere via abbastanza soldi per partire. Oh daccordo allora. Tra quindici giorni veniamo noi, qui, di nostra spontanea iniziativa e ci inventiamo un poltergeist qualunque, tipo, non so, il famoso fantasma della frutta nel bidoncino dellumido o una roba simile e David lo interruppe mettendosi a ridere. Lo so che ci tieni ad andare in Italia. Non è per lItalia. Lo so, NouNou, David gli accarezzò il viso dopo aver cambiato la marcia. E ci andremo, promesso. Noël stava per rispondere che lo sapeva, quando il telefono di David si mise a squillare, spandendo nellabitacolo le note di una vergognosa Madonna degli anni doro. Noël si mise a canticchiare secondo la melodia mentre recuperava il suo telefono per rispondere agli otto messaggi che gli erano arrivati mentre erano a casa del signor Bonnet. La discussione di David fu piuttosto breve e, quando luomo riattaccò,
aveva un mezzo sorriso sul viso. LAntiquario, dice che ha trovato il contatto che ci serve, rispose. Si farà vivo lui. Ottimo! Cinguettò il ragazzino. Questo fa di noi due persone fortunate e di me, in particolare, un ragazzo libero finché questo non chiama. Mi dai uno strappo fino a casa di Mathis, per favore? Pensavo che avremmo pranzato insieme. Noël gli dedicò il suo miglior paio di occhioni. Volevamo andare al nuovo negozio underground che hanno aperto in centro, solo che poi lui alle sei deve andare in palestra e quindi dobbiamo muoverci, perché se prendiamo la metro subito dopo pranzo, e comunque il negozio apre alle quattro, non ci resta abbastanza tempo per girarlo tutto. Lo sai comè fatto Mathis che deve Okay, vai, mi hai già stordito a sufficienza, David simmise sul viale. Almeno per cena sei a casa? Sette in punto, annuì convinto. Quindi per le nove meno un quarto dovresti essere a casa, perfetto. * Alle nove spaccate, David sentì la campanella sulla porta dell'ufficio tintinnare gioiosamente e seppe di poter buttare la pasta. Dopo quattro anni di tagliatelle italiane - comprate dal signor Luigi che le faceva a mano per il suo ristorante l'Osteria, in rue de Sévigné - aveva imparato che doveva buttare la pasta soltanto quando Noël era già in casa e possibilmente già seduto a tavola a giocare con la forchetta mentre guardava distrattamente il canale musicale alla televisione. Al massimo poteva buttarla mentre Noël si toglieva il cappotto - ma era rischioso anche lì, perché il ragazzino poteva aver deciso di fare la doccia prima di cena. In ogni caso mai, ma proprio mai, buttarla tenendo in conto l'ora in cui Noël si supponeva dovesse arrivare. Men che mai se quell'orario te lo aveva dato lui, spontaneamente, chiamandoti e dicendoti che sarebbe stato lì nel giro di dieci minuti. Quella telefonata l'aveva ricevuta quattro ore prima, per dire. David si affacciò nel corridoio, dove Noël era passato sfrecciando. "Mangi subito?" "E' pronto?" Arrivò dalla camera. "Il tempo di buttare la pasta." "Okay, allora sì," Noël uscì dalla camera da letto, per poi appoggiarsi allo stipite della porta e tirarsi su uno dei calzettoni che gli era sceso fino alle caviglie. Nell'altra mano aveva già il cellulare. Se non era attaccato all'iPod, al computer, o non stava già ciarlando con uno dei suoi innumerevoli amici di persona, allora lo stava facendo per telefono. David sospirò, quindi tornò in cucina a girare le sue tagliatelle, in attesa che il principino si decidesse a prestargli attenzione. Intanto, poteva accendere la radio. Quando Noël lo raggiunse, lo fece sulle note d'inizio di Stand By Me e David perse la testa. "Sai che oggi..." Noël si fermò di fronte ad un David che gli si avvicinava sugli accordi di chitarra, con un mestolo in mano a fargli da microfono. "David?" "When the night has come, and the land is dark," rispose lui, andando perfettamente a tempo con la musica ma senza essere particolarmente intonato. A David piaceva la musica ma non era stato proprio graziato dal dono, ecco. "And the moon is the only light we'll see." Noël gli dedicò un'occhiata molto interrogativa, con un sopracciglio
sollevato da manuale e lo osservò con diffidenza mentre si avvicinava
cantando e lo prendeva per i polsi. Okay, Noël lo guardava neanche avesse davanti un pazzo da ricovero in manicomio. Credo che sia lora che tu la smetta con tutto quel guaranà, ti dà evidentemente alla testa. And darlin', darlin', stand by me, oh now now stand by me. David stava per replicare che una buona dose dei suoi neuroni bruciati era dovuta alla sua costante presenza in casa quando qualcosa si schiantò contro la finestra della cucina, ruppe il vetro e mancò la pentola della pasta di qualche centimetro soltanto. Noël guardò allarmato alle spalle di David, che tirò su entrambi velocemente. Che diavolo è stato? La finestra, mormorò Noël, avvicinandosi al vetro rotto. Stai lontano da lì, lo ammonì luomo. Vieni via. Stai indietro. Noël fece come gli era stato detto e guardò di nuovo la finestra quindi osservò David che cercava la causa della rottura del vetro. Che cosè? Chiese poi, quando lo vide rovistare dietro le pentole, dopo aver chiuso il fuoco. Un sasso, fu la risposta. Un sasso? Noël dimenticò qualsiasi divieto e si avvicinò
a David per controllare. Tra le mani delluomo cera un sasso rotondo
con un pezzo di carta stropicciato legato intorno. E un messaggio? Andiamo, ma dove siamo? Non lo sa questa gente che esiste la posta elettronica? Commentò il ragazzino, più oltraggiato da questa mancanza di stile che non per il sasso in sé. Che cosa dice? E il tipo del libro, vuole che ci troviamo domani al bar del parco. * Il giorno successivo, i due si presentarono allappuntamento allora prefissata nonostante David avesse trascorso ben quaranta minuti a convincere Noël a non presentarsi è troppo pericoloso! fallendo miseramente. Noël era troppo intrigato dallidea di vedere in faccia uno che, nellera digitale, ancora ti contattava spaccandoti il vetro della finestra. Secondo me non viene commentò distrattamente, bevendo un sorso con la cannuccia dal suo frullato alla fragola. O magari ce lo vediamo arrivare con naso e baffi finti. A me questa cosa innervosisce invece. Tu sei sempre nervoso, amore, commentò Noël. Quindi lanciò un sorrisino al cameriere che era venuto a recuperare i soldi della loro ordinazione e che aveva passato lultima mezzora a chiedersi in primo luogo se lui fosse un maschio o una femmina e, nel caso si trattasse della prima ipotesi, se stessero insieme oppure no. La qual cosa, tanto per cambiare, sembrava fargli molto ribrezzo. In ogni caso, se se lo sta chiedendo, e se lo sta chiedendo perché lo vedo dal suo bel faccino pieno di dubbi, sono un maschio. Noël David sospirò, mentre il cameriere si allontanava molto in imbarazzo. Non puoi proprio farne a meno, eh? Il ragazzino bevve un altro sorso di frullato e si calcò meglio gli occhiali da sole sul naso. Finché la gente si ostinerà a guardarci come un fenomeni da baraccone David sospirò, con lui era una battaglia persa. Noël non poteva semplicemente fregarsene, doveva sempre dire la sua e far sentire le persone in imbarazzo. Non sopportava lidea che ci fosse qualcuno nel mondo che si sentisse in diritto di giudicare lui, David o quello che erano. Il che, da una parte, era decisamente tenero ma alle volte non si sopportava. Tanto più che se la prendeva veramente in maniera gravissima. David aveva perso il conto delle volte in cui aveva dovuto trascinarlo via che ancora agitava il pugno verso un povero malcapitato che aveva avuto la sfortuna di posare gli occhi su di loro in una maniera che a Noël non piaceva. La discussione sarebbe andata avanti per unaltra mezzora buona se mentre erano intenti a parlare tra di loro qualcuno non si fosse seduto al loro tavolo. Ho poco tempo, esordì. Ci fu una attimo di stasi in cui i due si chiesero da dove fosse spuntato fuori quelluomo non più giovanissimo che adesso sedeva con loro. Ehm, David si schiarì la voce. E lei sarebbe ? Sono il vostro contatto, rispose luomo che effettivamente si nascondeva dietro le lenti scure di un paio di occhiali da sole e teneva le mani in tasca, quasi a nasconderle. A Noël non sfuggirono le tre cicatrici sul viso e il fatto che dietro quelle lenti li stesse osservando entrambi. La prima cosa che fece, ovviamente, fu frugargli nella testa ma tutto ciò che vi trovò furono immagini confuse senza alcun senso e anche a volersi sforzare di trovargliene uno, non gli dicevano assolutamente niente. Lanciò unocchiata a David che lo stava già guardando in cerca di una risposta ma non ne aveva da dare, così scosse la testa e si strinse nelle spalle. Il suo nome? Chiese David. Luomo scosse la testa. Non ha veramente importanza, signor Maier, fu la risposta. Mi chiami pure come preferisce. Qualunque sia il suo nome, mi fa piacere incontrarla, alla fine, commentò David. Mi deve circa duecento euro per il vetro della finestra che mi ha rotto. Noël scoppiò a ridere ma smise allistante quando luomo si voltò verso di lui e si sentì il suo sguardo addosso. Tu sei capace di cose molto speciali, bambino. Noël era troppo sorpreso di essere stato scoperto così da un altro essere umano per indispettirsi sullappellativo che di certo non gli si addiceva. Chi è lei? Il libro che avete trovato è pericoloso, esclamò luomo, ignorando completamente la domanda. Non è a voi che è destinato. Di che cosa si tratta? Chiese ancora David. Non cè tempo, ripeté luomo. Gli eventi stanno per compiersi, signor Maier. E adesso più che mai quel libro devessere tenuto lontano da mani sbagliate. Deve restituirmelo. E lei deve dirmi perché qua dentro una ragazzina di dodici anni è riuscita a trovare ed usare un incantesimo di necromanzia. Sul volto color caramello si aprì un leggero sorriso. Quello non
è merito del libro, sussurrò. >Il libro non ha nessuna importanza.< Nonostante ci fosse già passato, non riusciva a controllarlo. I pensieri gli arrivavano tutti quanti insieme, come quando era piccolo, come quando quella sua abilità si era palesata per la prima volta. Il pulsare costante delle informazioni che lo raggiungevano era sempre lo stesso, una frequenza che gli sembrava di conoscere, che aveva certamente già sentito non solo a casa di Jean Claude, ma anche prima. Molto, molto prima. O forse altrove e per altri motivi. >Non ha fatto niente.< >Di nuovo loro.< >Lasciateli perdere, non ora. Lhaitiano è più importante.< Noël allungò una mano ad annaspare nellaria. Una parte del suo cervello era consapevole del fatto che stesse ancora respirando ma tutto il resto di lui sentiva la mancanza dellaria, come se stesse annegando. Un effetto collaterale del concentrarsi esclusivamente sui pensieri che arrivavano a frotte per sbarrare loro la strada e, contemporaneamente, cercare di isolarne alcuni e di seguire una conversazione che sapeva essere importante. >Capitano?< Sentì David chiamarlo da qualche parte alla sua sinistra e sentì
che lo prendeva in braccio, forse, non ne era proprio sicuro. Stavano per sparare
e se gli haitiani erano di colore lui non lo sapeva allora forse
stavano per perdere un testimone. Di cosa, poi? David
>Fuoco.< La debole barriera che aveva posto ad arginare i pensieri che venivano da chissà
dove e da chissà chi, sinfranse sul suono di un colpo col silenziatore.
Uno sbuffo, come di aria compressa, e poi il rotolare continuo di decine di
pensieri e voci diverse, e lunica che fosse riuscito a seguire si perse
in un mare di cento altre grida. David forse lo stava sollevando. >
Ehi, stai bene?<
>Qui abbiamo finito.<
umani no. Non mi piace. Che coshai detto? Gli occhi di Noël erano ancora un po fuori fuoco. Uccidere i mostri sì, ma gli esseri umani no. Non mi piace. E poi decise che era stanco.
Sei sicuro di non voler andare in ospedale? Chiese David per la milionesima volta in cinque minuti,mentre gli passava la tazza di cioccolata. Sono mai stato sicuro di volerci assolutamente andare? Sorrise furbo Noël. Andiamo, sto bene. E tutto finito. Il punto è che non sarebbe mai dovuto neanche iniziare, insistette luomo, tornando a sedersi accanto a lui sul letto. Questi mancamenti che hai non sono normali, NouNou. Non sono mancamenti, è questo il punto, il ragazzino bevve un sorso di cioccolata e poi si passò la lingua sulle labbra, rimuginando fra sé e sé. Cè qualcosa che mi crea problemi con la telepatia. Non so cosé. Quel freno che di solito riesco a mettere scompare e siamo da capo. Tutti i pensieri insieme, come niente. E mi va in pappa il cervello. E tutto lì il problema, devo capire cosa mi leva il blocco. David si ritrovò ad annuire. Quella cosa che hai detto, era un pensiero delluomo? No, Noël scosse la testa. Veniva da unaltra parte ma Ma? Conoscevo quella voce. Lho già sentita, si strinse nelle spalle. Credo sia quella che mi ha dato problemi con il vampiro. David sospirò e si scrocchiò il collo per poi appoggiarsi alla testata del letto e accogliere Noël che gli si accoccolava sullo stomaco. Tutta questa faccenda comincia ad assumere toni inquietanti. Il fatto che qualunque persona che divida il tavolo con noi finisca morto ammazzato? Sì, lo penso anche io, annuì il moro. Non è che meniamo un po sfiga? A David sfuggì una risata. Cerchiamo di essere seri, per una volta? Noël si rigirò per guardarlo in faccia. E evidente che quel libro centri qualcosa. Chiaro. E che chiunque ha ammazzato lhaitiano, ha ammazzato anche Jean Claude perché io ho sentito la stessa voce. Chi è lhaitiano? Il tipo che ci doveva duecento euro, asserì il ragazzino. E così che lo hanno chiamato. Lhaitiano. Oh, okay. Rimasero in silenzio per qualche istante. E da tutto questo cosa ne deduciamo? Chiese Noël alla fine. Non ne ho la più pallida idea.
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